Whisky News

Il colore del whisky

Alcune indicazioni generali sul colore del whisky.

Articolo di Thijs Klaverstijn per conto di Distiller

D’istinto, quando si avvicina una bottiglia, diamo molta importanza al colore del whisky: teoricamente dovrebbe dare un’indicazione su quali aromi potremmo aspettarci, ma spesso può essere anche ingannevole.

Un whisky di colore scuro viene associato ad aromi e sapori ricchi e succulenti, donati da un invecchiamento avanzato, mentre un distillato dal colore chiaro potrebbe essere bollato come giovane e immaturo, probabilmente senza alcuna complessità.
Come molti già sapranno, non c’è nulla di più sbagliato.

Certo, ci sono delle linee guida generali quando si parla di colore del whisky, per esempio più scuro è il whisky, più è stato invecchiato, e una tonalità più profonda suggerisce un’esperienza gustativa più intensa, il che in molti casi è corretto.
Non sono regole sbagliate, ma come spesso accade ci sono delle eccezioni.
Parecchie.

È importante capire come faccia un whisky ad acquisire il proprio colore, tenendo a mente che il distillato che esce dagli alambicchi è trasparente. È solo con la maturazione in botti di quercia che si trasforma nella tonalità dorata che conosciamo e amiamo. 
Proviamo ora a capire come valutare il colore del whisky.

TIPO DI QUERCIA

Diversi tipi di quercia danno diversi colori al distillato: quelli comunemente più usati sono la Quercus alba (quercia bianca americana) e la Quercus robur (quercia europea). La prima fornisce tonalità che virano fortemente sul giallo, mentre la seconda fa tendere il whisky verso il rosso. A seconda del livello di carbonizzazione della botte, diminuiscono i colori estratti dallo strato superficiale all’interno.

BOURBON, SHERRY O PORTO

Non è solo il tipo di legno che influenza il colore del whisky, ma anche la sua storia, e se per i bourbon vengono usate esclusivamente botti di quercia vergini, il resto del mondo spesso si affida a botti già usate. Queste ultime variano da botti che hanno contenuto bourbon, a quelle usate per lo sherry, il porto o persino il brandy.

Ciò che è stato precedentemente contenuto in una botte ha un forte impatto sul colore finale del whisky: le botti ex sherry tendono a conferire al distillato un aspetto castano dorato, mentre gli scotch invecchiati in botti ex bourbon sono spesso più chiari. La maturazione in botti ex porto possono portare persino a una tonalità rosata.

PRIMO O SECONDO RIEMPIMENTO

Nel settore dello scotch (come in altri paesi), una botte viene usata diverse volte: più spesso ciò accade, meno attivi diventano i legni, apportando meno colore al distillato.

Pensate alle botti come fossero delle bustine da tè: la prima volta che la usate per l’infusione vi troverete in un attimo con un tè molto scuro e amaro. Le volte successive in cui immergeste la stessa bustina, il vostro tè sarebbe più leggero e meno intenso negli aromi.
Controllate l’etichetta della bottiglia per vedere se parlino di first-fill (la prima volta in cui la botte è stata usata per lo scotch) o refill (la seconda, terza o persino quarta volta).

COLORAZIONE AL CARAMELLO

E infine, c’è un modo artificiale per colorare il whisky, grazie in parte a quella cosa chiamata E150a, altrimenti nota come caramello per distillati o colorazione al caramello. Uno dei whisky che più comunemente usa la colorazione artificiale è lo scotch: assieme all’acqua (usata per diluire la forza alcolica di botte), l’E150a è l’unica sostanza che sia legalmente concessa aggiungere allo scotch.

La parola caramello può far insorgere un po’ di confusione, facendo pensare agli aromi e sapori associati a questo termine, mentre qui si parla esclusivamente di tonalità di colore. Il motivo per cui le aziende utilizzano questa tecnica è per mantenere l’omogeneità nel marchio: per esempio, Diageo vuole assicurarsi che ogni lotto di produzione del Johnnie Walker Black Label abbia lo stesso colore.

Il bourbon è sottoposto a maggiore regolamentazione quando si parla di E150a: qualunque bourbon, regular o straight, ottiene il proprio colore esclusivamente dalla botte, e lo stesso vale per altri tipi di straight whiskey, come mais, segale e grano.

Gli altri whiskey prodotti in America posseggono più libertà, con alcuni cui è concessa persino l’aggiunta fino al 2,5 percento di colorazione al caramello, e se accade, non è obbligatorio indicarlo in etichetta.

E QUINDI?

Detto tutto questo, è il momento di riesaminare quanto affermato all’inizio.
Per esempio, si può dire sempre con certezza che un whisky più scuro sia quindi più invecchiato? No, è impossibile. Come abbiamo scoperto, ci sono diverse variabili che influenzano il colore del whisky.

Esistono diversi modi naturali per cui un whisky sia più scuro di un altro, e la lunghezza dell’invecchiamento è solo uno di questi. È più facile si tratti del tipo di legno o di botte utilizzata, o del numero di volte in cui la stessa botte è stata riempita.

Lo stesso vale nella correlazione tra il colore del whisky e le aspettative rispetto agli aromi: un whisky più scuro spesso indica una maturazione in botti ex sherry, oppure qualcosa di più esotico come il cognac. Una botte first-fill di bourbon può essere molto attiva e influenzare pesantemente il colore, ma gli aromi saranno nettamente diversi.

Quando viene usato l’E150a, il colore non indica più nulla.
Una regola generale: a meno che in etichetta non venga specificata la colorazione naturale, si può tranquillamente presumere che non lo sia. Ed è impossibile valutare un whisky sulla base di una colorazione artificiale.

Il che ci porta alla questione più importante.
Non siate frettolosi a giudicare un whisky dal suo aspetto, l’unico modo per farlo è assaggiandolo.


Il link all’articolo originale: Distiller.

I diritti del pezzo originale di cui abbiamo realizzato la traduzione e le immagini sono proprietà dei rispettivi intestatari.

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