Carsebridge Dramfool Imbottigliatori Lowland Scozia

Dramfool Carsebridge 1976

Recensione di un anziano single grain dell'imbottigliatore scozzese Dramfool.

Provenienza: Lowland (Scozia)
Tipologia: Single Grain Scotch Whisky
Gradazione: 41,5%
Botti di invecchiamento: Ex bourbon hogshead
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Dramfool
Prezzo indicativo: € 150,00
Sito web ufficiale: https://dramfool.com/
Valutazione: 86/100

Carsebridge nasce esattamente il 15 giugno del 1798, quando John Bald firma il contratto di affitto del terreno su cui a breve costruisce la distilleria, scegliendo una zona ricca di carbone, acqua pura e vicina a un porto.
Inizialmente si produce single malt, ma l’espansione dei grain grazie al boom dei blended fa cambiare la produzione nel 1850 con un aumento esponenziale della produzione, che all’epoca superò quella del whisky di malto.
La produzione crebbe al punto tale da creare un eccesso d’offerta sul mercato, tanto da costringere Carsebridge e altre sei distillerie di grain delle Lowland a formare la Distillers Company Limited.
Un incendio devasta l’enorme complesso nel 1902, che perde oltre nove mesi di lavoro, riprendendo lestamente la produzione che sopravvive alla Grande Guerra, portando a una grande ristrutturazione poco dopo e iniziando la produzione anche di lieviti, che prosegue con molta fortuna fino al 1938.
Altri ammodernamenti nella seconda metà del secolo scorso, ma essere la più grande distilleria di grain negli anni ’80 non la salva dalla chiusura nel 1983 e dalla demolizione nel 1992, facendo sparire ogni traccia dell’enorme struttura.

Ma se della distilleria non esiste più nulla, ci sono ancora botti che girano nei vari depositi, ovviamente sempre meno con il passare del tempo, e una di queste è finita nelle mani dell’imbottigliatore Dramfool, che a breve distribuirà questo single grain invecchiato ben 44 anni.
A trovarselo oggi tra le mani fa una certa impressione, un sopravvissuto di un’epoca molto diversa sotto tanti aspetti, tra cui il modo in cui veniva visto (e vissuto) il whisky, quando i single grain erano sulla cresta dell’onda, e ci si chiede quanto ancora cambierà domani…

Oro chiaro nel bicchiere.
Un soffio di acetone preannuncia una leggera puntura alcolica al naso, che stuzzica la delicata freschezza aromatica di vaniglia, cera d’api, zucchero filato, mela verde, aloe. Gli aromi si sviluppano gradatamente, in un crescendo di morbidezza e rotondità, portando tocchi di caramello, banana matura, persino un accenno di noce moscata. Leggera impressione di trucioli di matita. Un whisky vivo nonostante l’età.
In bocca si fa più robusto, con un’iniezione di zenzero e anice su brioche ai cereali, mela, popcorn, vaniglia, cannella, nocciola, un accenno di caramello e miele. Zucchero di canna. Il profilo è più tagliente, secco, meno gentile e affabile che all’olfatto, con il legno che fa da elegante sottofondo.
Finale abbastanza lungo di nocciola, vaniglia, cereali, cannella.

Un whisky vivace nonostante l’età, a momenti quasi ci si dimentica di avere un grain nel bicchiere. Più coinvolgente al naso che in bocca, offre comunque una bevuta non banale e interessante, un assaggio dei tempi che furono ma senza polvere e ragnatele.

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