Chichibu Giappone Whisky dai 200 euro in su

Ichiro’s Malt Chichibu The Peated 2022

Recensione della sesta edizione.

Provenienza: Giappone
Tipologia: Single Malt Japanese Whisky
Gradazione: 53,5%
Botti di invecchiamento: Ex bourbon
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Venture Whisky
Prezzo: € 308,60 su Enoteca Valentini
Sito web ufficiale: –

La storia della distilleria di Chichibu ricorda per molti aspetti quella di tante nate in Scozia: la passione per il whisky, il coraggio di aprire un’attività nel pieno di una crisi, una visione molto chiara su quanto si voglia ottenere dai propri alambicchi.
E Ichiro Akuto, il suo fondatore, ci credeva davvero tanto nel whisky giapponese, al punto da fondare l’azienda in pieno crollo del settore in patria, nel 2004, dopo oltre trent’anni dall’ultima distilleria aperta in Giappone, accendendo gli alambicchi quattro anni dopo.
La famiglia Akuto aveva radici secolari nel mondo della distillazione, e Ichiro aveva lavorato già nella distilleria dedicata anche al whisky, Hanyo, ma quando l’azienda di famiglia venne venduta a causa della crisi nel 2004, la nuova proprietà decise la chiusura di Hanyo, da cui Ichiro riuscì però a salvare diverse botti, all’epoca stoccate nei magazzini di un’altra distilleria.
Ichiro, come già fece Masataka Taketsuru, va a “imparare il mestiere” in Scozia, girando diverse distillerie tra cui Benromach, Kilchoman e Daftmill, portando tutte le nuove conoscenze in patria per accendere finalmente gli alambicchi nel 2008.
Dimensioni ridotte con appena due (piccoli) alambicchi pot still, materia prima sia di origine estera che locale (maltata in casa), tanta manualità e poca tecnologia: tutti elementi che hanno reso Chichibu una delle etichette più ricercate (e costose) del mercato.
Sesta edizione di questa versione torbata, che ha esordito nel 2012 e mancava dal 2018 (anno del decimo anniversario), maturazione tra i cinque e sette anni con 11.000 bottiglie a gradazione piena.

Note di Degustazione

Al naso la torba si snoda nei vari livelli di tostatura evocati dagli aromi, tra la pasticceria e la frutta, unendo marshmallow abbrustoliti a una tartelletta al limone appena uscita dal forno, scivolando tra pesca, mango e albicocca passati sulla griglia, biscotti al malto e praline al cocco e cacao. A tratti, il fumo prende corpo e si fa più scuro, di legno ed erbe bruciati, altre volte si immerge nell’oceano raccogliendo una vena iodata e quasi medicinale. Sulla lunghezza, il filo conduttore di un’anima vegetale bruciacchiata raccoglie gli aromi in un insieme armonico.
Al palato vince la corsa la parte arboricola, con sfalci e legno buttati nel falò assieme a tante (ma tante) note costiere, tra i frutti di mare (ostriche ma anche cozze gratinate) e la salamoia, con una spiccata speziatura che frizza con zenzero, pepe nero, coriandolo e anice. L’animo dolciario rincorre appena alle spalle, declinato nei prodotti da forno (pasta frolla, biscotti, anche brioche) sempre bruciacchiati, con la frutta sospesa tra quella fresca (pesca, mela, pera) e la confettura (albicocca, limone e zenzero). Erbe aromatiche punteggiano i sapori, tra rosmarino e salvia a sfrigolare sul barbecue.
Finale abbastanza lungo che trascina le spezie puntute in un riassunto delle impressioni: pasticcere, fruttate, marine, vegetali, incorniciate da un falò ancora vivo.

In bevuta tradisce la propria giovinezza, ma è un puledro di razza che scalcia e sbuffa con energico vigore, senza perdere il controllo della ricca paletta aromatica.
Avercene.

Voto: 89/100

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