Isola di Islay Laphroaig Scozia Whisky dai 200 euro in su

Laphroaig Elements L 1.0 e L 2.0

Recensione dei primi due Laphroaig sperimentali della nuova serie

Provenienza: Islay (Scozia)
Tipologia: Single Malt Scotch Whisky
Botti di invecchiamento: Ex bourbon
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Suntory
Sito web ufficiale: www.laphroaig.com
Prezzo indicativo: € 200,00

La serie Elements, nelle intenzioni di Laphroaig, vuole esprimere le capacità della distilleria di sperimentare con il proprio distillato andando oltre le botti di maturazione, intervenendo invece sul processo produttivo in momenti diversi, a partire da questi due imbottigliamenti usciti nei primi mesi del 2024.
Stessa maturazione (per un tempo indefinito) e gradazione piena, per far risaltare le differenze delle singole sperimentazioni.
Le decorazioni sulle scatole omaggiano i progetti di ristrutturazione della distilleria a cavallo tra 19° e 20° secolo.

Laphroaig Elements L 1.0

Gradazione: 58,6%
Valutazione: 87/100

Per questo primo imbottigliamento, il Distillery Manager Barry MacAffer è partito da una base di orzo proveniente solo da Islay, tornando alle vecchie tradizioni della distilleria recuperando un mash tun da 8,5 tonnellate aggiunto ai due da 5,5 usati normalmente, unendo al consueto wort semi-torbido il 50% di wort torbido, lavorando quindi sulla concentrazione di aromi più intensi e fenolici, il tutto seguito dalle consuete 55 ore di fermentazione.

Note di Degustazione

La prima cosa a colpire al naso è l’assenza della consueta marcatura torbata di Laphroaig: il fumo è nettamente in secondo piano, vegetale e marittimo e privo delle consuete note medicinali, spinto verso evocazioni di resina e pino tostati. In primo piano le note fruttate a guida agrumata (soprattutto mandarini), miste tra frutta fresca (pesca, albicocca, mango) e candita, con un coro di pasticceria sul fondo: torta paradiso, miele, meringhe, ananas sciroppato. Nel tempo, il fumo costiero alza il volume e appare un filo di sciroppo per la tosse. Camaleontico.
In bocca torna la parte agrumata unita a un’impressione di amaro alle erbe dalle punte speziate (anice, zenzero, cardamomo), con la torba che accanto all’animo (fortemente) costiero ritrova la parte medicinale sebbene non così accentuata quanto Laphroaig ci ha abituato. Frutta tropicale e bianca di sottofondo, dagli accenti canditi, con caffè tostato in grani, noci, malto. Sale e note minerali in lunghezza.
Finale abbastanza lungo e iodato di frutta candita, frutta secca, erbe tostate, fumo medicinale, caffè, sale.

Esperimento direi perfettamente riuscito, cambiando alcuni elementi della lavorazione il risultato finale stravolge quanto conosciamo di Laphroaig, anche se non tutte le caratteristiche vanno perdute. Qualcosa di nuovo e diverso, sicuramente piacevole e ben costruito, non saprei se migliore o peggiore ma molto interessante.

Laphroaig Elements L 2.0

Gradazione: 59,6%
Valutazione: 85/100

In questo caso MacAffer è intervenuto sulla fermentazione, prolungandola fino a 115 ore e usando un mash tun areato, che dovrebbe accentuare la parte fruttata del distillato.

Note di Degustazione

Grande assente al naso è la gradazione, assolutamente non percepita, mentre intensa è la sensazione di frutta stufata (mela, pera, albicocca, susina), pasticcera (banana bread, crostata all’ananas e kiwi) e anche in yogurt, unita a un filone erbaceo di fieno e alghe. E qui entra la parte costiera di Laphroaig, con una manciata di cerotti e disinfettante assieme al fumo in un ruolo di comprimario più che protagonista, un accento che scorre sugli aromi integrati in elegante armonia. Coro di miele d’acacia, canditi (tropicali, cocco compreso) e persino un’impressione di panettone.
Anche al palato il considerevole grado alcolico sceglie la timidezza (ma non l’annullamento), con una manciata di spezie (noce moscata, pepe nero, zenzero) su un profilo votato all’asciuttezza. Frutta secca tostata (mandorle, noci, pinoli), fieno, mela e ananas essiccati, pane raffermo, malto, bacche di ginepro e arbusti bruciati assieme all’immancabile lato marittimo con alghe, tintura di iodio e sale. Allappa un po’ sul finale.
Finale che è lungo, molto secco e dai lievi spunti speziati su tonalità medicinali e tostate con frutta secca, miele bruciato, sale.

Peccato che al palato scelga strade già note rispetto a un olfatto ricco, stratificato ed elegante che faceva attendere tutt’altro alla bevuta. Che resta piacevole e comunque diversa dal solito, specie nel core range, ma che rispetto al fratello non offre quel guizzo in più che sarebbe lecito attendersi.

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