Notizie sul whisky

Il bicentenario dello Scotch

Il traguardo dei 200 anni per tante distillerie scozzesi
Adattamento di un articolo di Tom Bruce-Gardyne per Whisky Invest Direct

I primi di maggio il circo è arrivato in città, o meglio in un campo nello Speyside, come parte dei grandi festeggiamenti per il compleanno di The Macallan. Non si tratta di un circo vecchio stile, con clown e domatori di leoni, ma di uno spettacolare evento ricco di racconti coinvolgenti e di acrobazie che il Cirque du Soleil ha messo in scena nella distilleria fino alla fine del mese, con cui il famoso whisky ha dichiarato al mondo di essere “giovane di 200 anni”.

“Il 2024 segna un anno importante per The Macallan, che celebra il suo bicentenario”, afferma il direttore creativo del marchio, Jaume Ferràs, che parla di: “Colmare il divario tra l’arte della produzione del whisky e lo spettacolo delle arti performative, creando un’esperienza indimenticabile che è profondamente radicata nella natura che ci circonda al The Macallan”. I biglietti costano 200 sterline e, mentre scrivo (il 9 maggio, NdT), ce ne sono ancora alcuni disponibili.

In realtà, non sono solo The Macallan o le altre distillerie fondate nel 1824, come The Glenlivet, Fettercairn e Cardhu, a dover festeggiare questa ricorrenza, dato che si tratta di un compleanno “tardivo” per l’intero settore che, in larga misura, deve la sua stessa esistenza all’Excise Act del 1823.

Arthur Motley, amministratore delegato della società Dormant Distillery, proprietaria del Royal Mile Whisky, è convinto che la legge sia stata il momento del big bang per lo scotch. Dopo aver studiato a fondo tutte le 51 pagine che la compongono, afferma: “Non era preordinato che la Scozia diventasse una nazione produttrice di whisky di successo”.

I libri sul whisky tendono a considerare l’Excise Act in termini puramente fiscali: abbassando la tassa per la gestione di un alambicco a 10 sterline all’anno, ha incoraggiato un esercito di distillatori illegali a uscire allo scoperto e prendere una licenza. Ma c’era molto di più, come hanno scoperto Arthur e il suo amico storico del whisky, lo scrittore Dave Broom.

I governi avevano ripetutamente cercato di imporre l’ordine al caos, ma i loro sforzi per eliminare il moonshine e frenare le perdite del gettito fiscale erano falliti miseramente. Il 1823 fu l’ultimo tentativo, e questa volta erano determinati a fare le cose per bene. Di fatto, le autorità scrissero il manuale per la produzione del whisky di malto scozzese e, così facendo, crearono il prototipo di come avrebbe dovuto essere realizzata una distilleria.

La legge era incredibilmente prescrittiva, al punto da specificare come ogni tubo, ogni recipiente e ogni alambicco dovessero essere collegati. Per quei distillatori moderni che si lamentano della natura restrittiva delle normative sul whisky scozzese che soffocano l’innovazione, tutto è iniziato qui. Ma vale la pena ricordare com’era il settore del whisky prima del 1823.

Da un lato c’erano migliaia di piccoli alambicchi nelle Highlands e nelle Isole che alimentavano una catena di approvvigionamento controllata da bande criminali che non disdegnavano di usare la violenza estrema, con tutto il romanticismo del whisky illegale. Dall’altro, c’era ciò che restava del primo tentativo di creare un’industria della bevanda nelle Lowlands.

All’inizio, questi primi industriali si preoccupavano soprattutto di fornire a Londra uno spirito di base che potesse essere rettificato in gin, con il sistema fiscale che li aveva costretti a far funzionare i loro piccoli alambicchi a fondo piatto a un ritmo feroce: è probabile che, invece di separare accuratamente l’alcol buono da quello cattivo, raccogliendo la parte intermedia, loro tenessero tutto. La domanda per questo spirito immondo avrebbe potuto anche persistere tra i più disperati della società scozzese, ma non era certo un whisky da esportare, né tanto meno da vendere un giorno per milioni in un decanter di Lalique come le più rare espressioni di The Macallan o Dalmore.

L’Excise Act aiutò una piccola manciata di distillerie della fine del XVIII secolo, come Bowmore e Oban, a sopravvivere, e incoraggiò molti altri a unirsi a loro e a investire in un’attività sostenibile. Un’attività che oggi sostiene 66.000 posti di lavoro nel Regno Unito e che, a partire dal 2022, ha contribuito per 7,1 miliardi di sterline all’economia britannica.

I festeggiamenti per il 200° compleanno prevedono molte “uscite limitate” da parte delle distillerie interessate. C’è di tutto, da una “special release” di Glenlivet di 12 anni a 55 sterline, a The Macallan Horizon a 40.000 sterline – un legame con Bentley che viene rappresentato tramite una confezione sontuosa. Come descritto nella prosa viola ed enfatica del loro sito web: Il suo “nastro di alluminio… avvolge il recipiente di vetro, mentre la migliore pelle a basso tenore di carbonio, in una tonalità castagna, assicura protezione e raffinatezza”.

Più concreta, Fettercairn darà una festa a fine luglio per il suo “personale e le loro famiglie, insieme ai membri della comunità e alle persone che hanno aiutato la distilleria”, afferma il suo direttore Stewart Walker. “Ci saranno birre, musica e un barbecue”.

Walker si sente in grado di prevedere con ragionevole sicurezza che “tra 200 anni potremmo essere ancora qui. Cinquant’anni fa, non credo che si sarebbe potuto dire con sicurezza”. Il merito è del suo team, della qualità del whisky e di un proprietario illuminato “disposto a investire e che ha una grande fiducia nel marchio”.

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