Hinch Irlanda

Hinch Peated Single Malt

Recensione di uno dei pochi whiskey irlandesi torbati.

Provenienza: Killaney (Irlanda)
Tipologia: Irish Single Malt Whiskey
Gradazione: 43%
Botti di invecchiamento: Ex bourbon
Filtrato a freddo:
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Hinch Distillery Co.
Prezzo indicativo: € 45,00
Sito web ufficiale: https://hinchdistillery.com/
Valutazione: 84/100

Quando si parla di whiskey irlandese bisogna ricordarsi che di Irlanda ce ne sono due: quella repubblicana (parte della UE) e quella del Nord, parte del Regno Unito.
E la nascita di nuove distillerie sta riguardando entrambi gli stati, in una crescente (e aggressiva) occupazione del mercato che potrebbe mettere a repentaglio il dominio dello scotch.
Hinch è una di queste, nata appena nel 2019 tra Belfast e Ballynahinch (siamo quindi in Irlanda del Nord), per volontà di Terry Cross con un investimento di quasi venti milioni di euro.
Con una capacità complessiva da tre milioni di bottiglie l’anno, la distilleria produce gin (con l’etichetta Ninth Wave) e, ovviamente, whiskey, proposti in imbottigliamenti al momento realizzati con distillato di provenienza esterna e sotto la dicitura “The Time Collection”, che si rifà appunto alla pazienza da portare per ottenere un buon whiskey.

Al momento il loro portafoglio si presenta già piuttosto ricco: uno small batch in bourbon, un cinque e un dieci anni, un single pot still e la presente versione torbata.
Tornando alla questione delle due Irlanda, compiendo ricerche online ho trovato molti negozi online che indicano quella repubblicana (EIRE) come provenienza: chissà come sarebbero contenti di saperlo alla Hinch!
Ringrazio Compagnia dei Caraibi per la gentile bottiglia.

Giallo pallido nel bicchiere.
Fumosità accentuata e medicinale di torba al naso, quasi un distillato di tintura di iodio, con venature balsamiche e boschive da resina e aghi di pino. E sotto questa coltre bucolica si trovano mele cotte, banana, vaniglia, chiodi di garofano. Intenso.
Al palato conferma la vocazione da guardia forestale, con kit di pronto soccorso al seguito, pronto a gestire gli incendi che ardono la legna. La speziatura accentuata carica i sapori, richiedendo una degustazione lenta e graduale per non farsene travolgere, mentre gli aromi più dolci vengono messi in sordina, facendo spazio a un’impressione di aringhe affumicate e anice con tabacco da sigaro in sottofondo.
Finale abbastanza lungo e, ovviamente, fumoso, di legna bruciata, iodio, spezie, tabacco e liquirizia.

Fumo, fumo e ancora fumo: una torbatura esuberante, travolgente, che divora qualunque altro aroma senza tanti complimenti. Truce e diretto ma non privo di interesse, se pur di sola torba vive sa declinarla in diverse sfumature, in alternativa ai “soliti” spartiti di Islay, e per questo si fa apprezzare.

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