
Provenienza: Scozia
Tipologia: Blended Scotch Whisky
Gradazione: 48%
Botti di invecchiamento: Ex sherry, ex bourbon e nuove
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: The GlenAllachie Distillers Co. Limited
Prezzo: € 141,00 su Whisky Italy
Sito web ufficiale: whiteheatherwhisky.com
Valutazione: 87/100
Dato che nella bellissima intervista con Billy Walker di qualche giorno fa abbiamo parlato anche di uno dei suoi ultimi progetti extra rispetto a GlenAllachie, mi sembrava opportuno aprirne una bottiglia!
White Heather è un blended scotch (composto quindi sia da grain che single malt) nato negli anni ’50 per Campbell & Son, all’epoca proprietaria della distilleria Aberlour, in breve affiancato da un altro noto blended, Clan Campbell. I due marchi convivono con buon successo fino agli anni ’80, quando la nuova proprietà Pernod Ricard decide di mantenerne solo uno, facendo ricadere la scelta su Clan Campbell che già aveva ottima notorietà in Francia.
Nel 2021 Billy decide di ridare vita a questo marchio (e ascoltando l’intervista capirete perché #pubblicità), ottenuto proprio da Pernod con l’acquisto di GlenAllachie, ponendo però il blended nella fascia alta del mercato con indicazioni di età elevate così come elevata è la percentuale di single malt (tre) contenuti.
53% single grain molto invecchiato, 23% single malt dello Speyside (ovviamente GlenAllachie), 20% single malt delle Highlands e 4% uno di Islay, invecchiati separatamente in botti ex bourbon ed ex sherry per poi essere uniti in puncheon ex sherry oloroso e PX e botti nuove americane per l’affinamento finale di tre anni.
Il ventuno anni è stato il primo imbottigliamento, in 2.000 esemplari, seguito nel 2022 dal quindici anni.
Grazie a Fabio Ermoli per il generoso campione.
Note di Degustazione
Al naso esprime una setosità pungente, che può sembrare un ossimoro ma credo riassuma quanto mi trasmette dal bicchiere: da un lato, la morbidezza di cera, miele d’acacia, caramello, mela cotta e marmellata di more, dall’altro la pungenza di spezie (cannella, noce moscata, zenzero), frutti rossi (lampone, mirtillo), lieve nota citrica e inflessioni erbacee. In lunghezza, sono le note sherried a prevalere, con la decadenza del PX che resta però bilanciata dalla parte erbacea con impressioni mentolate. Equilibrato e corposo.
In bocca ha una buona oleosità, sale il tono delle spezie (cannella, noce moscata, zenzero, pepe) con la componente sherry sempre in primo piano, dove frutti rossi, prugna cotta, uvetta e marmellata di arancia amara sanno integrarsi con le parti più morbide (ma meno accentuate che all’olfatto) di miele, mela, marzapane, butterscotch. Torna la parte erbacea, sottilmente sotterranea con velleità balsamiche e mentolate, e in lontananza un accenno di fumo.
Finale abbastanza lungo con tocchi tannici, spezie, arancia amara, frutti rossi, frutta secca, legno.
Il lavoro sulle botti, manco a dirlo, è magistrale, il concerto delle influenze è equilibrato e sa esaltare le singole componenti, comprese quelle grain, portando a un blended maturo e pieno, senza sbavature. L’unico difetto è il prezzo, che per un blended magari si fatica a trovare appetibile, ma la lavorazione per produrlo lo giustifica ampiamente.
