
Provenienza: Lorena (Francia)
Tipologia: Single Malt French Whisky
Gradazione: 46%
Botti di invecchiamento: Ex bourbon e vergini
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Distillerie Grallet-Dupic
Prezzo: € 58,66 su Whisky Club
Sito web ufficiale: whiskyrozelieures.com
Valutazione: 83/100
Coltivatori di alberi da frutto e cereali dal 1887, la famiglia Grallet da cinque generazioni si dedica anche alla distillazione, con la produzione di brandy e acquavite a base di frutta nella loro immensa proprietà sita a Rozelieures, nella regione della Lorena.
Con i campi d’orzo a disposizione e l’ultima generazione, composta da Sabine Grallet e il marito Christophe Dupic, appassionata di whisky scozzese, il passaggio alla distillazione dei cereali è quasi scontato, ed è così che nel 2002 nasce l’etichetta del loro single malt.
Il whisky non è certo una novità per i nostri cugini d’oltralpe, ma in un periodo in cui si fa gran parlare di terroir nel settore, Rozelieures porta il concetto a un livello successivo: non solo orzo locale (nella zona se ne coltiva il 20% di tutto il paese, esportato anche in Scozia), ma tutta la lavorazione viene eseguita in loco, ivi compreso l’invecchiamento anche in botti vergini il cui legno proviene sempre dalle loro proprietà.
Doppia distillazione, maturazione in tre siti diversi (tra cui un forte di fine ‘800), conduzione saldamente (e orgogliosamente) famigliare, con un controllo praticamente totale su ogni singolo passaggio produttivo: una realtà unica nel panorama francese, e molto rara in quello globale.
Poche le linee di imbottigliamento prodotte, tra cui recentemente è stata lanciata La Parcellaire, ovvero whisky provenienti da singole coltivazioni, realizzati al ritmo di due/tre all’anno, con l’obiettivo in circa sette anni di arrivare a coprire i 18 diversi appezzamenti di terreno della proprietà.
Questa volta assaggiamo il Tourbé, che come il nome suggerisce è un whisky torbato, la cui peculiarità è l’affinamento in botti vergini realizzate con legno proveniente dalle loro coltivazioni, per un tempo di maturazione complessivo non specificato.
Grazie a Rinaldi 1957 per il gentile campione.
Note di degustazione
All’olfatto è subito chiaro come ci si trovi davanti a qualcosa di diverso dai torbati scozzesi, dove il fumo è una firma leggera e tostata sospesa tra il legno e la frutta secca (nocciole, pinoli, noci pecan), che accarezza tonalità morbide di malto, pera william, crema catalana, wafer, noce moscata e qualche goccia di limone. In profondità compare una vena vegetale e fresca. Piacevolmente leggero.
Leggerezza che non fa rima con vacuità anche al palato, dove un imbocco frizzantino di pepe nero accompagna un fumo più deciso e pieno, proteso più verso il legno bruciato che la frutta secca tostata, che abbraccia tonalità agrodolci di pera, marzapane, malto, pompelmo e un tocco di erbe aromatiche (rosmarino e aneto). Presenta una bella consistenza, oleosa e spessa, portando in lunghezza verso impressioni agrumate e vegetali con tocchi speziati in cui la torba resta compagna docile ma presente.
Finale abbastanza lungo dalle note vegetali virate verso l’amarotico e secco, con cenere, frutta secca, pera.
Giovane ma non immaturo, che ben rappresenta l’idea di torbato della distilleria, distante (ma non troppo) da quella scozzese con una bevuta gradevole senza voli pindarici, offrendo consistenza ed equilibrio che altri malti giovani a questa gradazione non riescono a dare. Qualche anno in più potrebbe dare ben altra complessità.
