Glenfiddich Scozia Speyside

Glenfiddich 21yo Winter Storm Batch 2

Recensione del prezioso Glenfiddich Winter Storm Batch 2.

Provenienza: Speyside (Scozia)
Tipologia: Single Malt Scotch Whisky
Gradazione: 43%
Botti di invecchiamento: Ex bourbon, finish di sei mesi in botti ex icewine
Filtrato a freddo:
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: William Grant & Sons
Prezzo indicativo: € 221,50
Sito web ufficiale: www.glenfiddich.com
Valutazione: 83/100

Della lunga storia di Glenfiddich ha già parlato il Bevitore Squattrinato nella recensione del 12yo, dunque in questa introduzione mi limiterò a qualche cenno riguardo la Experimental Series a cui appartiene questo imbottigliamento importante.
Lanciata nel 2016 dall’estro del master blender Brian Kinsman, la Experimental Series è una gamma di whisky dalle soluzioni innovative e dalle finiture particolarissime. Il primo imbottigliamento fu l’IPA (cask finish in botti di birra India Pale Ale realizzata in collaborazione con un birrificio dello Speyside), poi il Project XX (frutto della ricetta segretissima ottenuta dalla collaborazione di 20 master blender che hanno pescato a piene mani dalle preziose riserve aziendali), i due batch di questo Winter Storm e infine il Fire & Cane (un blend di whisky torbati e non, invecchiati in botti di bourbon con cask finish in botti di rum).
Ma cos’ha di davvero speciale il Winter Storm rispetto agli altri? Ha passato ben 21 anni in botti di bourbon per poi arrivare in bottiglia dopo sei mesi di un cask finish davvero d’eccezione, in botti di prezioso icewine del celebre produttore canadese Peller Estate.

L’icewine è un passito particolare ottenuto da uve lasciate appassire sulla pianta durante le rigide gelate invernali in Canada, Francia, Austria e ultimamente anche in Italia. Le principali uve usate sono riesling, vidal e cabernet franc.
Il segreto è riuscire a far resistere gli acini sulla pianta sino a quando non arrivano le giuste temperature di gelata, ovvero circa -8 °C, non di meno altrimenti gli acini verrebbero compromessi. Il risultato di questo appassimento in condizioni estreme è che l’acqua all’interno degli acini si ghiaccia, permettendo una concentrazione massima del frutto e la conservazione di una spiccatissima spalla acida: ciò vuol dire un vino dotato di grande freschezza e bevibilità, che bilanciano una altrettanto elevata dolcezza e complessità.
Le botti in cui si affinano questi vini sono generalmente di rovere francese o americano, e ovviamente raccolgono tutta una serie di succulenti “avanzi” lasciati dai mosti di questi preziosi vini.
Nel presentare il whisky, Kinsman ha infatti affermato che secondo lui solo un whisky molto invecchiato sarebbe stato in grado di reggere l’intensità delle botti di icewine senza scomporsi esageratamente.

Nel bicchiere questo secondo batch si presenta molto chiaro, leggermente venato di oro. Ipotizzo dunque che non abbia colorante aggiunto, ma non vengono riportate informazioni precise, come pure riguardo la filtrazione a freddo.
Il naso è decisamente marcato da sentori di frutta tropicale, qualche cenno etereo di smalto, a cui poi segue una serie di note vinose di frutta rossa e fiori appassiti, tra cui curiosamente la rosa canina.
Il primo sorso è estremamente delicato, quasi sfuggente. La particolare nota di litchi tanto decantata dalle schede di presentazione non risalta più di tanto, c’è un leggero pepato, una nota elegante di quercia stagionata, ma anche qualche cenno erbaceo di radice speziata (zenzero). Da un certo punto di vista, questo Winter Storm è pienamente rappresentativo dello stile Glenfiddich (come appunto rileva anche il Bevitore Squattrinato nella sua recensione del classico 12yo), ma da questa bottiglia ci si sarebbe aspettato qualche fuoco di artificio in più. La persistenza è sfuggevole e non si riesce a identificare nulla di preciso.
Il finale è leggermente astringente, pepato, e quasi un po’ fumoso, con un breve guizzo minerale di pietra focaia.

Per quanto mi riguarda, l’esperienza non è stata purtroppo del tutto soddisfacente. Degustato alla cieca mi ha inizialmente deluso su tutta la linea. Dopo aver rivelato l’etichetta ho deciso di dargli una seconda chance a qualche giorno di distanza: ho potuto cosi meglio apprezzare l’eleganza delle note di icewine e il grande lavoro fatto nel mettere in comunione due prodotti così particolari.
Ma anche la seconda prova non è riuscita a conquistarmi, e men che meno a convincermi a spendere più di duecento euro per questa bottiglia. Non posso dire che sia un’occasione sprecata, ma è un esercizio di stile per pochissimi che restituisce un whisky forse elegante e raffinato, ma davvero troppo evanescente e poco caratterizzato.

Gli altri imbottigliamenti nel blog:
Glenfiddich 12yo

Le recensioni degli altri:
Drink Hacker (inglese)
Whisky Notes (inglese)

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