Le interviste

Franklin ’33: intervista a Marco Macelloni

Intervista al proprietario e bar manager dell'innovativo locale di Lucca.

Torniamo a fare due chiacchiere con proprietari e gestori di locali in cui gli appassionati di whisky possano sentirsi a casa.
Oggi parliamo con Franklin ’33, locale in quel di Lucca, che si distingue non solo per la ricerca e lo studio di cocktail e drink alternativi, ma anche per aver lanciato il loro primo imbottigliamento.
Li ringraziamo per la grande disponibilità e gentilezza.

WHISKYART: La prima domanda è la più ovvia: perché Franklin 33 e cosa vi ha spinto a lanciarvi in questa avventura?
Marco Macelloni: Franklin ’33 nasce in un’epoca in cui andava di moda il bar speakeasy, e il nome omaggia Franklin Delano Roosevelt, che nel 1933 ha abolito il proibizionismo.
Al contrario di tutti gli speakeasy, abbiamo deciso di ambientare il bar nel post-proibizionismo, in modo tale da non avere tutte quelle regole che si applicherebbero a un bar “nascosto”: trovandoci in una città piccolina come Lucca non possiamo permettercelo!
Questa avventura è iniziata quasi per caso una sera in un pub da una discussione mia e del mio socio, in cui parlavamo del fatto di non avere più voglia di stare sotto le dipendenze altrui.

WHISKYART: Qual è la filosofia alla base del vostro locale? Cosa si possono aspettare i clienti che varcano la vostra soglia?
Marco Macelloni: La filosofia del nostro locale si riassume in una sola parola: “Accoglienza”.
Non ci piace che ci siano prime donne dietro al bancone, e preferiamo che sia il cliente a essere al centro dell’attenzione. Ci impegniamo a creare menu semplici da comprendere, in modo tale che la clientela abbia una scelta più facilitata già dalla lettura degli ingredienti dei drink.
Il cliente da noi deve sentirsi al centro dell’attenzione, coccolato e accontentato in tutte le sue esigenze, naturalmente nel rispetto degli addetti ai lavori e degli altri avventori.

WHISKYART: L’Italia è un paese dalla forte e radicata tradizione legata al vino, ma il consumo d’alcol assume spesso connotazioni più legate alla socialità che alla qualità, credete sia necessaria un’educazione nel bere?
Marco Macelloni: Crediamo che un cliente non venga educato dal barman ma che si educhi da solo. Se tu dai un prodotto di qualità ottima è logico che il cliente farà il paragone con quello di qualità meno buona bevuto da un’altra parte, e da lì parte l’autoeducazione del cliente.
Noi non siamo professori ma barman.

WHISKYART: Trovandovi “dall’altra parte del bancone”, avete notato un cambiamento nell’approccio al whisky e ai distillati in genere da parte del pubblico?
Marco Macelloni: Abbiamo trovato una grossa curiosità da parte della clientela per i whisky non torbati. Perlomeno qui da noi, purtroppo il torbato è di gran moda, ma avere una selezione di 150 whisky ci consente di spaziare e proporre un percorso degustativo al cliente in modo tale da fargli capire che ne esistono anche altri tipi.

WHISKYART: Stiamo di certo attraversando un periodo molto fortunato per i whisky, con un’offerta sempre più ricca e variegata: c’è una nuova distilleria o imbottigliatore indipendente che vi abbia colpito particolarmente?
Marco Macelloni: A noi negli ultimi anni sono piaciuti molto Hunter Laing e Valinch & Mallet. Pensiamo che il Talisker del primo e il Cambus del secondo siano degli ottimi prodotti anche per il rapporto qualità/prezzo, sia da avere in casa che al bar in mescita.

WHISKYART: Qual è stato il dram che ti ha rubato il cuore?
Marco Macelloni: I dram che mi hanno rubato il cuore sono Ancnoc 24 e Glenfarclas 105. Ma anche Linkwood di Signatory, e sempre di Signatory l’Highland Park 1974.

WHISKYART: Avete da poco lanciato un vostro imbottigliamento speciale, dalla distilleria Linkwood dello Speyside: ce ne vuoi parlare? Come è nata questa idea, e possiamo aspettarci altri imbottigliamenti in futuro?
Marco Macelloni: Il nostro imbottigliamento è frutto più della passione che del business.
In un mondo dove tutti provano a fare gin e vermut, abbiamo seguito il cuore e siamo andati verso la Scozia. Abbiamo trovato supporto per il nostro progetto in Meregalli, e dopo aver provato vari campioni abbiamo scelto Linkwood: primo perché non si trovano molti imbottigliamenti in giro, secondo perché per la nostra clientela è una distilleria che ha sempre suscitato un grande interesse e curiosità.
Si tratta di un Linkwood 10 anni invecchiato in botti ex bourbon, un whisky molto beverino alla gradazione del 46%.
Il nostro amico, nonché cliente, nonché nostro punto di riferimento sul whisky, Leonardo Calò, lo definisce (citando Silvano Samaroli) un “whisky eretico”, perché in un mondo che va verso la torba, abbiamo deciso di andare dall’altra parte.
L’idea è nata come tutte le idee matte, per caso, una sera, bevendo quel bicchiere di whisky in più che ti fa pensare a cose che in condizioni normali non ti passerebbero mai per l’anticamera del cervello.
Speriamo naturalmente in futuro di fare altri imbottigliamenti, il quando non lo sappiamo, ma ci speriamo! Vedremo dopo l’emergenza quanto ne usciremo acciaccati.

WHISKYART: E parlando proprio dell’emergenza sanitaria che abbiamo subito tutti, voi come la state affrontando?
Marco Macelloni: Questo periodo lo stiamo affrontando molto tranquillamente, schiarendoci un po’ le idee, riposandoci e progettando cose significative sia per il futuro del bar che per il progetto “4element”.
Ai nostri clienti suggeriamo di non disperarsi che torneremo il prima possibile!

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