Whisky News

Cosa ci aspetta il prossimo decennio

Previsioni sul mondo del whisky in questi anni ’20.

Un articolo di Jake Emen per conto di Distiller.

È stato un decennio incredibile e ricco di eventi per i bevitori di whisky: non siamo mai stati così esposti a una tale varietà di eccellenti distillati di tanti stili e provenienze diverse.
Nella seconda decade del 2000, il mondo del whisky ha iniziato a sentir parlare di un single malt di alto livello proveniente da Taiwan, i whiskey irlandesi hanno vissuto una rinascita, mentre il rye whiskey, che in precedenza era rimasto a prendere la polvere, ha ricevuto una meritata riscoperta.
Ovviamente, parlando del decennio appena passato, bisogna citare anche le distillerie artigianali: nei soli Stati Uniti si è visto un proliferare di attività, dalle circa 200 a quasi 2.000 in questi 10 anni. Sono un sacco di nuove etichette!

Certo, a bilanciare ciò che abbiamo guadagnato nel mondo del whisky ci sono anche gli aspetti negativi, come i prezzi saliti alle stelle mentre le scorte sono diminuite, e questi ultimi fattori hanno spinto il mercato secondario dal piacere della bevuta a quello della raccolta museale.
Agli albori di questo nuovo decennio, abbiamo qualche previsione per gli anni a venire.

IL RIMPOLPAMENTO DEL WHISKY GIAPPONESE E IL RITORNO DELL’INVECCHIAMENTO DICHIARATO

Nessun’altra categoria è stata colpita dal proprio successo come il whisky giapponese: non appena il mondo l’ha scoperto, PUF!, era già sparito. Quasi tutte le bottiglie con età dichiarata, da Suntory a Nikka, si sono estinte. Ma per il 2030 ci si può aspettare almeno un leggero ritorno a come stavano prima le cose.
Fino ad allora, le offerte di NAS da parte dei colossi del Sol Levante continueranno ad arginare la marea, con la produzione che si è spinta ai massimi livelli, e prevediamo quindi un ritorno delle età dichiarate nel decennio che verrà.

I SINGOLI STATI AMERICANI CONTINUERANNO A DETTARE LA LINEA

Negli ultimi anni, abbiamo visto produttori e stati americani guidare la spinta nel creare nuove categorie e marchi di qualità. In particolare, le distillerie dello stato di New York hanno creato la categoria Empire Rye, e l’American Single Malt Commission è stata formata lo scorso decennio proprio per stabilire e promuovere questa crescente qualità.
Nel frattempo, stati e regioni incoraggiano le visite alle distillerie locali promuovendo percorsi organizzati a tema: oltre che in Kentucky, se ne possono trovare in Tennessee e Colorado, assieme alla Whiskey Rebellion Trail che corre su e giù per l’Atlantico centrale, e potete aspettarvi che queste iniziative continuino a crescere negli anni a venire.
Far passare le leggi federali necessarie a creare formalmente nuove categorie nazionali è un incubo, quindi i produttori potranno solo giovare dal mantenere alti standard di qualità e alleandosi tra loro.

ALTRE REGIONI DEL MONDO EMERGONO

Il mondo del whisky si espande giorno per giorno, e prevediamo che crescerà ancora specialmente in queste tre peculiarità geografiche: whisky nordici, australiani e cinesi. 
Le distillerie nordiche sono già a piena forza, con nazioni che ospitano grandi consumatori e appassionati: aspettatevi che il mercato scopra distillerie come Mackmyra, Spirit of Hven, Braunstein, Eimverk e molte altre.

Anche il whisky australiano si è guadagnato una certa attenzione internazionale, e ci si può aspettare che cresca esponenzialmente con la maturazione di altre distillerie.
E la Cina? Pernod Ricard ha già rotto il ghiaccio iniziando la costruzione di un’enorme distilleria di single malt nello stato, e gli altri Big del settore non mancheranno di seguirla.

I MERCATI SECONDARI CRESCONO, MA (ALCUNI) PREZZI CALANO

Per il 2030, ci sarà un numero di whisky da collezione come mai si sia visto prima.
Pensate a tutte le edizioni limitate a invecchiamento importante che i migliori produttori artigianali al mondo sanno creare, per non parlare delle offerte di alto livello proposte dal Canada all’Irlanda all’Asia.

Nuovi classici di culto e gemme nascoste emergeranno per poi sparire dai negozi, finendo nel tanto discusso mercato secondario, ma questo stormo di nuove opzioni potrebbe portare a un vantaggio inaspettato: l’abbassamento di alcuni prezzi.
Anche se ci saranno molti più collezionisti e intenditori, il numero di persone disponibili a pagare più di mille euro a bottiglia non è più di tanto.

Con un ampio aumento di disponibilità nel prossimo decennio, prevediamo che quelli che una volta erano whisky “da ogni giorno” torneranno a essere solo quello: pensate di entrare in un negozio, lasciargli una ventina di euro e portarvi a casa un Weller 12yo. Fantastico!

IL BOOM E IL FALLIMENTO DEI WHISKY ARTIGIANALI

Il mercato del whisky può tollerare 2.000 distillerie artigianali sul lungo termine? E quando diventeranno 3.000 e anche più? Sebbene la distillazione artigianale stia ancora vivendo il proprio boom, aspettatevi una contrazione per la fine degli anni ’20, anche se potrebbe significare solo una decelerazione della crescita piuttosto di un vero e proprio declino di vendite e produzione.
Comunque, anche con una crescita generalizzata, assisteremo a una serie di chiusure lungo il periodo, anche di nomi e volti noti.

Allo stesso tempo, aspettiamoci che le maggiori multinazionali continuino ad accumulare il meglio del meglio dei raccolti, cosa che abbiamo già visto accadere con la birra.
Il che ci porta a chiederci…

ESISTE L’EQUIVALENTE DELL’ HARD SELTZER PER IL WHISKY?

L’hard seltzer ha dato una spinta al settore della birra, ma esiste qualcosa di equivalente nel mondo del whisky? Certo che sì.
Ecco le RTD, che sta per bevande ready-to-drink (pronte da bere): questa categoria esiste già, ma farà il botto nel prossimo decennio. I whisky RTD vanno già forte in luoghi come Australia e Giappone: bersi un highball in lattina mentre si sta in una metropolitana giapponese è uno dei piaceri della vita.
Prevediamo che i whisky RTD esploderanno nel giro di pochi anni negli USA, e se mai finissero in borsa, vi suggeriamo di investirci tutti i vostri risparmi.


Il link all’articolo originale: Distiller.com

I diritti del pezzo originale di cui abbiamo realizzato la traduzione e le immagini sono proprietà dei rispettivi intestatari.

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