Benromach Speyside

Benromach Peat Smoke 2008

Recensione del Benromach Peat Smoke 2008, il torbato dello Speyside.
Benromach Peat Smoke 2008

Provenienza: Speyside (Scozia)
Tipologia: Single Malt Scotch Whisky
Gradazione: 46%
Botti di invecchiamento: Ex Bourbon
Imbottigliamento: 2017
Filtrato a freddo: No.
Colorazione aggiuntiva: No.
Proprietà: Gordon & MacPhail
Prezzo medio: € 40,00
Sito web ufficiale: https://www.benromach.com/ 
Valutazione: 8

Salve, sono un giovane sodale del vostro amatissimo fondatore di WhiskyArt e sono stato invitato dal suddetto a collaborare con alcune personalissime opinioni per la vostra gioia alcolica. Sperando di fare cosa gradita, mi permetto di iniziare i miei contributi da un prodotto sul quale si possono trovare pochissime recensioni in giro: il Peat Smoke 2008 di Benromach. Se avete letto la recensione del nostro illustrissimo magister sul Benromach Sassicaia Wood Finish, saprete già che ci troviamo nella celeberrima zona dello Speyside, patria di alcuni dei più famosi bestseller come Glenlivet e Glenfiddich, e di tante altre grandi e piccole distillerie.

Tra le piccole, Benromach è una delle più attive nel tentativo di smarcarsi dal dominio dei grossi gruppi e proporre qualcosa di davvero diverso, rimanendo di solito però nel tipico profilo dello Speyside di malti leggeri, poco tostati, molto fruttati e particolarmente fragranti (vi rimando anche alla recensione del Clynelish per ulteriori ragguagli sulla zona). Col Peat Smoke, Benromach è entrata in territorio vistosamente ostile, tentando di usurpare il dominio torbato delle fumose distillerie di Islay: questo whisky è uno dei pochi torbati dello Speyside insieme al BenRiach e qualche altro nome minore. Prodotto con costanza quasi annuale dal 2000 in poi (imbottigliamento 2007), il Peat Smoke è ormai parte integrante della linea Contrasts della Benromach (cui appartiene anche il Sassicaia Wood Finish di cui si è già parlato e altri arditi esperimenti come l’Organic e il Triple Distilled), e dall’anno scorso è stato raddoppiato dal fratello 2010 in versione speciale Sherry Cask Matured, tipologia che come vedremo sembra venire incontro ad alcune spigolature riscontrate in questa 2008.

Dopo la buona ricezione della versione 2006 (imbottigliata 2015), le versioni più recenti non sembrano aver raccolto particolare attenzione. A leggere la scheda di produzione sul sito ufficiale non sembra essere cambiato molto: 9 anni di invecchiamento in botti ex-bourbon e 67 ppm. Sì, avete letto bene, questo Benromach ha una concentrazione di fenoli per milione superiore all’Ardbeg 10 anni (55 ppm), quindi si può dire a ragione ben veduta che non si sono proprio risparmiati, e ora vedremo con quali risultati.

Benromach Peat Smoke 2008

Alla vista, il Peat Smoke 2008 si presenta in bottiglia di un color giallo oro scarico, mentre versato nel bicchiere diventa di un paglierino quasi trasparente seppur leggermente lattiginoso – ottimo sintomo di assenza di caramello e di filtraggio a freddo. Gli archetti sul bicchiere sono netti ma rapidi, segno forse di una certa gioventù ma anche di un alcol ben integrato nella struttura del whisky. Da questo punto di vista, questo Benromach ricorda più gli esperimenti di Bruichladdich con i Port Charlotte (prossimamente su questi schermi) che gli standard Islay come Ardbeg, Lagavulin e Laphroaig.

Al naso, avvicinando pian piano il bicchiere cominciamo a svelare l’interessante trama olfattiva di questo outsider. L’intensa torbatura rivela dopo qualche momento un carattere molto diverso dagli Islay. Tra i fenoli si delinea un pronunciato sentore di olio essenziale a base citrina, con scorza di limone e cedro in primo piano, e seguito poi da una forte mineralità, con calcare e marmo a evocare un paesaggio di montagna invece che di mare come nei più oceanici isolani. Alla lunga, o con un goccio di acqua per addomesticare l’alcol inizialmente pungente, si rivela anche un bel petricore condito da un tocco balsamico di anice e liquirizia a completamento. Non male davvero, anche se forse un pelo di struttura in più (cioè età) permetterebbe di amalgamare meglio i 67 ppm in sentori meno di botte e più di vita.

Al gusto, si afferma ovviamente subito la nota fenolica con un’intensa salatura, una sensazione quasi polverosa che solletica le papille e che si apre leggermente a percezioni balsamiche, quasi iodate di medicinale, ma anche minerali, di montagna assolata o sabbia bollente. Il finale è abbastanza lungo e in scalata, ma un po’ monotematico in questo suo salire repentinamente in verticale senza altre aperture sul fruttato o sul cremoso. Solo in fondo in fondo si recupera l’agrumato del naso con un po’ di cedro, qualche nota di erbe medicinali, e una dominante di liquirizia. Al momento di deglutire, il sorso spazza completamente il palato, ma lascia una sensazione di salatura e di mentolata astringenza, quasi come se si fosse sorbito un cristallo di sale nero accompagnato da un rametto di timo. Personalmente non sento né i frutti tropicali né tanto meno un certo carattere sour, sapori suggeriti da alcuni recensori su questa o sulle precedenti versioni (che poi mi paiono caratteristiche un po’ troppo in contrasto tra di loro). In compenso, trovo il tutto comunque molto soddisfacente e stimolante, seppur di beva non certo facile o suadente. Come già accennato, la giovane età non riesce a sfruttare del tutto l’intensa torbatura, che però regala un carattere verace e intenso – come del resto mi pare che la distilleria abbia sempre voluto intendere questo prodotto.

Alcuni recensori delle precedenti versioni hanno infatti condannato l’eccessiva torbatura di questo Benromach. Però, visto che per la mia felicità il mercato attuale sembra star premiando il ritorno dei super torbati – con il successo degli inarrivabili Octomore di Bruichladdich e il recentissimo sold-out immediato del Kilkerran Heavily Peated – questo whisky non si può certo considerare uno scorbutico lupo solitario. Inoltre, anche se non ho avuto il piacere di provare i precedenti, il Peat Smoke si pone alla sua decima iterazione, quindi non è certo un esperimento mal riuscito. Se Benromach persegue su questa strada, probabilmente è perché questo whisky ha trovato i suoi estimatori. Insomma, se considerate il torbato uno stile di vita più che un semplice stile di whisky, questo prodotto fa decisamente per voi. Se amate Ardbeg & co., sappiate però che: il tono torbato si distingue nettamente dal profilo tipico di Islay; è sicuramente giovane e parecchio aggressivo; se amate bere il whisky appaiato a un dessert o a un sigaro, questo profilo così spigoloso è alquanto difficile da abbinare, bisogna ragionarci un bel po’ per trovare una soluzione soddisfacente.

Personalmente però questa spigolosità è anche il motivo per cui ho trovato questo whisky così interessante e diverso dal solito. Io ve lo consiglio con le suddette riserve, ma se si ha la fortuna di trovarlo al giusto prezzo (intorno ai 40 €) vi offrirà una bevuta particolare e unica rispetto ai pari costo. Se poi per voi gli Octomore non sono poi così proibitivi allora che ci fate ancora qui?!

Le recensioni degli altri:
The Dramble (inglese)
Versione 2006:
Il bevitore raffinato
The Meade Mule (inglese)
The Scotch Noob (inglese) 
WhiskyFacile
Versione 2009:
CigarsLover
Versione 2010 Sherry Cask Finish:
Whisky for Everyone (inglese)

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