
Provenienza: Lowlands (Scozia)
Tipologia: Single Malt Scotch Whisky
Gradazione: 51,3%
Botte di invecchiamento: Ex bourbon
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Signatory Vintage Whisky Company
Prezzo indicativo: € 1.000,00
Sito web ufficiale: www.signatoryusa.com
Il whisky ha a che fare con l’archeologia più di quanto non si creda. Perché molte distillerie hanno (ri)aperto i battenti in questi ultimi anni, ma ce ne sono altrettante chiuse, se non addirittura demolite, con vite più o meno lunghe e tribolate, di cui ogni tanto, per la gioia del bevitore curioso, compare, come un reperto raro e prezioso, qualche imbottigliamento.
È il caso di Glenflagler (si trova anche scritta Glen Flagler), distilleria delle Lowlands attiva tra il febbraio del 1965 e il luglio del 1985, ora convertita in magazzino da Inver House Distillers, la proprietaria di Balblair, Balmenach, Pulteney, Knockdhu e Speyburn.

Il malto di Glenflagler finiva perlopiù nel blended di casa Inver House, l’Hankey Bannister, ma talora era imbottigliato come single con la dicitura Glen Flagler o Killyloch. Va da sè che oggi risulta complicato da reperire. Nel mio caso la buona sorte ha voluto che riuscissi a imbattermi in un campione da IB.
Si tratta di un single cask, il #228442, proposto da Signatory nella caratteristica bottiglia dumpy. Un Glenflagler distillato il 10 novembre del 1972 e imbottigliato il 26 giugno del 1996 al 51,3% in 255 esemplari, nel suo colore naturale e senza filtrazione a freddo.
Note di Degustazione
Il colore è oro chiaro.
Al naso la prima sensazione chiama in causa la frutta a polpa bianca (mela e pera in cattedra), mentre una vivace speziatura di pepe, timo e noce moscata definisce da subito i contorni del profilo. Un tocco di lavanda e uno balsamico alla menta che richiama la gomma da masticare Brooklyn rafforzano la dimensione erbacea, mentre la pasta frolla e deboli memorie di pasticceria aprono a nuovi scenari, destinati a materializzarsi più compiutamente in bocca.
È al palato infatti che la frutta si arricchisce di una nota che richiama un chutney di pesca e albicocca e di un versante agrumato (limone e cedro) che sgrassa e rinfresca. Ed è al palato soprattutto che trionfa una cremosità di vaniglia e crema pasticcera che prima si era avvertita appena. La gradazione sostiene meravigliosamente gli aromi, in un quadro armonico e convincente, con il pepe che asciuga la bocca in un finale tutto sommato lungo in cui la crema fa bella mostra di sé e la frutta rimane un po’ nelle retrovie.
Conclusioni: Un whisky morbido e invitante come era legittimo aspettarsi da un lowlander, ma con una sostanza e un carattere che oggi si faticano a trovare anche nelle proposte di distillerie blasonate e che elevano la piacevolezza di beva a godimento assoluto.
Valutazione: 89/100
