Lowland Scozia Whisky dai 200 euro in su

Signatory Glenflagler 1972 23yo Single Malt Scotch Whisky

Recensione di un single cask da una distilleria chiusa delle Lowlands
Signatory Glenflagler 1972 23yo Single Malt Scotch Whisky

Provenienza: Lowlands (Scozia)
Tipologia: Single Malt Scotch Whisky
Gradazione: 51,3%
Botte di invecchiamento: Ex bourbon
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Signatory Vintage Whisky Company
Prezzo indicativo: € 1.000,00
Sito web ufficiale: www.signatoryusa.com

Il whisky ha a che fare con l’archeologia più di quanto non si creda. Perché molte distillerie hanno (ri)aperto i battenti in questi ultimi anni, ma ce ne sono altrettante chiuse, se non addirittura demolite, con vite più o meno lunghe e tribolate, di cui ogni tanto, per la gioia del bevitore curioso, compare, come un reperto raro e prezioso, qualche imbottigliamento.

È il caso di Glenflagler (si trova anche scritta Glen Flagler), distilleria delle Lowlands attiva tra il febbraio del 1965 e il luglio del 1985, ora convertita in magazzino da Inver House Distillers, la proprietaria di Balblair, Balmenach, Pulteney, Knockdhu e Speyburn.

fonte: Wikipedia

Il malto di Glenflagler finiva perlopiù nel blended di casa Inver House, l’Hankey Bannister, ma talora era imbottigliato come single con la dicitura Glen Flagler o Killyloch. Va da sè che oggi risulta complicato da reperire. Nel mio caso la buona sorte ha voluto che riuscissi a imbattermi in un campione da IB.

Si tratta di un single cask, il #228442, proposto da Signatory nella caratteristica bottiglia dumpy. Un Glenflagler distillato il 10 novembre del 1972 e imbottigliato il 26 giugno del 1996 al 51,3% in 255 esemplari, nel suo colore naturale e senza filtrazione a freddo.

Note di Degustazione

Il colore è oro chiaro.

Al naso la prima sensazione chiama in causa la frutta a polpa bianca (mela e pera in cattedra), mentre una vivace speziatura di pepe, timo e noce moscata definisce da subito i contorni del profilo. Un tocco di lavanda e uno balsamico alla menta che richiama la gomma da masticare Brooklyn rafforzano la dimensione erbacea, mentre la pasta frolla e deboli memorie di pasticceria aprono a nuovi scenari, destinati a materializzarsi più compiutamente in bocca.

È al palato infatti che la frutta si arricchisce di una nota che richiama un chutney di pesca e albicocca e di un versante agrumato (limone e cedro) che sgrassa e rinfresca. Ed è al palato soprattutto che trionfa una cremosità di vaniglia e crema pasticcera che prima si era avvertita appena. La gradazione sostiene meravigliosamente gli aromi, in un quadro armonico e convincente, con il pepe che asciuga la bocca in un finale tutto sommato lungo in cui la crema fa bella mostra di sé e la frutta rimane un po’ nelle retrovie.

Conclusioni: Un whisky morbido e invitante come era legittimo aspettarsi da un lowlander, ma con una sostanza e un carattere che oggi si faticano a trovare anche nelle proposte di distillerie blasonate e che elevano la piacevolezza di beva a godimento assoluto.

Valutazione: 89/100

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