Giappone Yamazaki

The Yamazaki Story of the Distillery 2024 Edition

Recensione della bottiglia celebrativa del centenario

Provenienza: Giappone
Tipologia: Single Malt Japanese Whisky
Gradazione: 43%
Botti di invecchiamento: Ex spagnole, mizunara e altre
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Suntory
Prezzo indicativo: € 500,00 
Sito web ufficiale: www.suntory.com/factory/yamazaki
Valutazione: 86/100

Yamazaki è IL whisky giapponese, non nel senso che sia il migliore (mi guarderei bene dal fare un’affermazione simile!) ma in quanto prima distilleria ad aprire la via del single malt nel paese del Sol Levante esattamente 101 anni fa, nel 1923.
La storia è nota un po’ a tutti, Shinjirō Torii incarica Taketsuru Masataka, che si era fatto un bel giro in Scozia imparando tutto sulla produzione dello scotch, di creare il primo single malt giapponese, per approfittare della grande passione che la popolazione aveva sviluppato per il distillato europeo. E così nel 1923 nasce Yamazaki, la prima distilleria di whisky del gruppo Suntory, da cui poco tempo dopo Masataka si separerà per andare a fondare Nikka, dando vita alle due big del settore in Giappone.
Da allora, diverse sono le etichette nate sotto il cappello di Suntory, ma chiaramente Yamazaki ha mantenuto un posto privilegiato nella produzione, partecipando assieme all’altra distilleria Hakushu (nata esattamente cinquant’anni dopo) alle celebrazioni per il primo secolo di vita.
È nel 2024 (quindi in realtà un anno dopo il centenario) che escono due edizioni speciali, chiamate Story of the Distillery 2024 (sottintendendo ce ne saranno altre?), per Hakushu e per Yamazaki, ed è quest’ultima che provo oggi.
Nel solco della tradizione giapponese, non è nota l’età né l’esatta composizione delle botti, se non che nel mazzo ci siano quelle spagnole e mizunara, ma d’altronde queste son robe da nerd, a noi interessa bere.

Note di Degustazione

Il naso è carico e sinuoso, con note calorose di cera e miele, frutta matura (pesca, albicocca, pera, arancia tarocco), barretta al cocco, cedro candito, legno smaltato e una lieve speziatura di cannella e noce moscata. Gli aromi sono intensi e definiti, profondi, con un fondo vegetale di fieno e fiori che dona tridimensionalità. In lunghezza emergono frutta secca (noci pecan, mandorle), foglie bagnate e una lieve nota di caffè. Elegante.
Al palato si ritrova solo parte dell’eleganza olfattiva, più virata verso il vegetale, con una maggiore incidenza delle spezie (cui si aggiungono pepe nero e un tocco di zenzero) sulla parte calorosa e morbida di cera e pasticceria, qui nettamente in secondo piano. Frutta presente in forma candita, con gli agrumi che salgono di tono assieme alla frutta secca e al legno di cedro, lasciando sul fondo caffè, una vena minerale e un lievissimo sbuffo di fumo.
Finale di media lunghezza con frutta bianca, note vegetali e minerali, legno e ancora un filo di fumo.

Spettacolare al naso, un po’ (tanto) meno al palato dove mantiene gli elementi ma con minore spessore, confermato anche nel finale che dura meno di quanto dovrebbe. Resta comunque un dram di livello ma che, come a scuola, potrebbe impegnarsi di più (specie considerando il prezzo).

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