Dream Whisky Imbottigliatori indipendenti USA Whisky dai 50 ai 100 euro

Dream Whisky Creative Blend

Recensione dei due blended di botti americane

Provenienza: Wisconsin (USA)
Tipologia: American Whiskey
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Dream Whisky
Sito web ufficiale: dreamwhisky.com

Con giusto qualche mese di ritardo, completiamo la linea American Oak con i due blended usciti nel 2021, realizzati con distillati provenienti dall’ormai chiusa Death’s Door in Wisconsin e prodotti in collaborazione con Jerry Thomas Project.
Imbottigliamenti votati alla miscelazione ma pensati anche per essere consumati in purezza, con tutto l’estro e la creatività cui il duo Maltagliati&Mazzieri ormai ci hanno abituati, a cominciare dalle etichette decisamente… particolari!

Creative Blend #1

Gradazione: 48,8%
Botti di invecchiamento: Vergini ed ex bourbon
Prezzo indicativo: € 80,00
Valutazione: 84/100

Quel pagliaccio di George Washington (tratto dalla banconota da un dollaro) ci introduce a un assemblaggio di cinque botti diverse, sempre provenienti da Death’s Door, che contenevano distillato a colonna (bourbon), a bagnomaria (rye), in classico alambicco (single malt) e un brewer malt whiskey, nato dalla miscelazione di malto distillato in alambicco e di grain a colonna, affinato in botti che hanno contenuto bourbon di Heaven Hill.
Una composizione decisamente particolare, che non può mancare di incuriosire anche i più algidi bevitori di whiskey.

Note di degustazione

Al naso esprime una dolcezza ruvida e boschiva in cui melassa, miele di castagno, banana matura e strudel di mele sono intrisi di resina e legno appena tagliato, con iniezioni di aghi di pino e noce moscata che tuffano gli aromi in una foresta alla ricerca forse della strega di Blair. Lievi note agrumate e un tocco balsamico si spalmano su una dolcezza che si fa nel tempo meno accesa, con venature di smalto e fondi di caffè a smorzare gli animi. Prismatico.
Al palato torna quell’impressione di caffè percepita in lunghezza all’olfatto, con la dolcezza pervasa da velleità più amarotiche che alzano i toni con una certa pepata vivacità, sparpagliando in bocca liquirizia, anice, ancora resina e tutto il comparto di pastosità zuccherine incarnate in sciroppo d’acero e mou. Si fa presto astringente, con la crescita di zenzero e cacao amaro accompagnati da toni di finocchio e violetta, il legno che batte perentorio sui sapori e una generale sensazione di anarchica allegria.
Finale abbastanza lungo che riprende la strada vegetale e caffeina con sprazzi di dolcezza e cacao.

Una sorta di bignami dei distillati statunitensi che convivono in una bizzarra e spensierata comune come gli hippie dei tempi d’oro. Squilibrato e un po’ sghembo, come il pagliaccio dalle reminiscenze nolaniane in etichetta, ma proprio per questo divertente.

Un’altra prospettiva:
Whisky Facile

Creative Blend #2

Gradazione: 47,3%
Botti di invecchiamento: Vergini, ex rum
Prezzo indicativo: € 80,00
Valutazione: 82/100

Ancora cinque botti, che uniscono bourbon distillato a colonna, rye a bagnomaria, pure malt affinato in botti ex rum jamaicano e single malt pot still.
In etichetta, a subire il restyling graffitaro è Benjamin Franklin così come appare sulla banconota da 100 dollari.

Note di degustazione

Al naso la dolcezza sceglie una strada zuccherina e tropicale, con frutto della passione, cocco, caramella mou, porridge, zucchero muscovado e frutta secca in miele. A tratti, evoca il panforte. Il rischio di diventare sdolcinato si scongiura grazie a una vena di noce moscata e anice, con una nota lievemente tostata e vegetale che emerge in lunghezza.
Scivola molto oleoso e compatto al palato, con una dolcezza virata spudoratamente sullo zucchero, quasi come dei Polaretti (ma alcolici) alla frutta tropicale e cereali. Tanto miele, sciroppo d’acero, gelèe all’arancia, nocciole glassate, caramelle gommose alla banana… un’esplosione di gusti da far tremare i polsi a un diabetico, a cui tentano (invano) di fare opposizione note vegetali e speziate che aspirano alla rivincita specie in lunghezza.
Finale dalle note pepate e un po’ secche sulla burrosa dolcezza che permane a lungo tra labbra e palato, dove però la parte vegetale riprende maggior vigore.

Una bomba di dolcezza tutto sommato equilibrata al naso che esplode a briglie sciolte in bocca, chiaramente legata ai gusti personali nel risultare gradita o meno: personalmente l’ho trovata eccessiva, ai limite dello stucchevole, forse più adatta alla mixology che al consumo in purezza.

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