
Provenienza: Cork (Irlanda)
Tipologia: Blended Irish Whiskey
Gradazione: 40%
Botti di invecchiamento: Ex bourbon ed ex birra
Filtrato a freddo: Sì
Colorazione aggiuntiva: Sì
Proprietà: Pernod Ricard
Prezzo: € 25,00 su Whisky Italy
Sito web ufficiale: www.jamesonwhiskey.com
Valutazione: 81/100
La serie Caskmates del celebre blended irlandese nasce nel 2014 e vuole celebrare il “legame di parentela” tra il whiskey e la birra, usando botti d’affinamento che abbiano contenuto per tempi più o meno brevi diversi tipi di birra artigianale irlandese.
La prima versione mostrava un affinamento in stout, mentre quella di questo articolo, che ha esordito nel 2017, è affinata in botti ex Jameson in cui ha sostato per qualche tempo della Irish Pale Ale del birrificio Franciscan Well di Cork.
A queste due sono seguite diverse edizioni speciali dedicate a singole birrerie.
Ringrazio Whiskysamples.it per il gentile campione.
Note di degustazione
Non si può dire che l’affinamento in birra soffra di timidezza, con i sentori aciduli e luppolati che emergono fieramente al naso: il whiskey pare scomparso e ci si stupisce quasi di non vedere della schiumetta nel bicchiere. Scavando sotto questo primo impatto si trovano intensi effluvi erbacei ed emergono pompelmo, succo di mela, mirtilli, un tocco di mandorle e zucchero di canna. Curioso.
In bocca l’influsso della birra continua a farsi sentire, seppur in modo meno soverchiante, con l’onnipresente luppolo che non molla la presa come un teutone con i boccali all’Oktoberfest. Le tonalità si confermano sulla linea agrumata e fresca, con un accenno di zenzero e chiodi di garofano, mentre la componente dolce resta in sordina con vaghe note di miele e di gelèe alla frutta.
Finale non molto lungo e secco, amarotico, di pompelmo, mela verde, miele e, ovviamente, luppolo.
Non si capisce se amare o odiare questo whiskey che si finge una birra, trovando il travolgente influsso di quest’ultima uno stupro del distillato irlandese o una curiosità da fiera di paese. Si fa bere facile come una IPA, quindi tanto male non è: alla fine è questione di gusti, e per quel che costa, val bene un bicchiere (o due).

Mi è stato regalato un paio di anni fa e inizialmente ho pensato “whisk(e)y irlandese? Anche no! Affinato in birra? Simpatica idea per un regalo, ma…di nuovo…anche no”.
Dopo il primo assaggio il pensiero è stato “comunque dai, si capisce che (ovviamente) anche questi irlandesi ci sanno fare. Resto comunque della mia idea. E poi a me piacciono i torbati, qui siamo all’estremo opposto”.
Nel frattempo molte cose sono cambiate. Ho iniziato a fare del whisky una vera e propria passione, quasi una mania. Ho assaggiato decine e decine di whisky, probabilmente – anzi sicuramente – più di 100, ho iniziato ad apprezzare i non torbati e (almeno credo e spero) ho affinato almeno un poco le mie capacità di assaggiare i whisky, senza limitarmi al solo piace/non piace.
Beh, ho ripreso in mano questo Jameson IPA e l’ho amato. Amo stare lì ad annusarlo a lungo, prima del primo sorso.
E poi…so che non si dovrebbe fare…il prezzo ha comunque il suo effetto sul giudizio finale. L’ottimo rapporto qualità prezzo te lo fa godere ancora di più, non ce n’è!
Sono molto d’accordo insomma con questa recensione. Un whisky che non si sa se amare o odiare…o meglio: lo si odia e lo si ama a momenti. In questo momento lo amo.
Be’ il prezzo ha sempre un peso, a meno di non essere Jeff Bezos 😄 ci si regola con le proprie tasche, valutando il rapporto qualità/prezzo della singola bottiglia: meglio spendere di più per una bottiglia che ci fa sognare che spendere poco per tante bottiglie così così.
E col tempo anche il rapporto con il whisky cambia: quello che oggi ci convince poco, domani magari ci entusiasma.
È questa la bellezza del distillato: ognuno costruisce un rapporto personale (e umorale) col bicchiere, quello che io adoro a te non dice nulla e viceversa.
Ed è meraviglioso.