Blended Scotch Douglas Laing & Co. Imbottigliatori Isola di Islay Scozia

Big Peat 33yo Cognac & Sherry Finish

Recensione del Big Peat 33yo Cognac & Sherry Finish.

Provenienza: Islay (Scozia)
Tipologia: Blended Scotch Whisky
Gradazione: 47,2%
Botti di invecchiamento: Ex bourbon, finish in botti ex cognac ed ex sherry
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Douglas Laing
Prezzo indicativo: € 280,00
Sito web ufficiale: www.douglaslaing.com
Valutazione: 91/100

Ritorno al blog dopo lunga assenza con un soggetto davvero speciale per una recensione celebrativa del primo giorno dell’anno nuovo (e speriamo decisamente migliore del precedente).
Non è la prima volta che sul blog vengono presentati Douglas Laing e la sua creatura più famosa, Big Peat, così ne approfitto per saltare i convenevoli e dedicarmi subito a questo prezioso distillato. Si tratta di un venerando blend di single malt di Islay, provenienti solo da single cask con età di almeno trentatré anni, selezionati per mostrare cosa sia in grado di fare la ricetta di Big Peat con le maturazioni importanti.
Dato che poteva non sembrare abbastanza, Douglas Laing ha deciso di sottoporre il blend a un particolare finishing in botti di cognac e di sherry prima di riunirlo in bottiglia al 47,2% di gradazione.
A proposito, siete avvisati: si tratta di un’edizione limitatissima a sole 1500 bottiglie per questo 2020, venduta ad un prezzo di listino già molto importante di oltre 280 €.

Alla vista si presenta in un giallo paglierino chiaro, solo leggermente velato da riflessi dorati, a testimonianza dell’assenza di colorazione.
Al naso dimostra subito una eleganza di altissimo livello. Le botti cognac e sherry hanno fatto il loro dovere in un modo davvero delicato e suggestivo. Domina la pesca, sia nella versione fruttata che floreale, poi la crema aromatizzata all’arancia, c’è una nota minerale, di petricore e rocce calcaree, infine una piccola punta ossidativa e di salamoia.
L’ingresso al palato prende in contropiede: sembra leggerissimo, così beverino che quasi si potrebbe commettere l’errore di deglutirlo senza assaporarlo. E sarebbe un grave delitto perché non si riuscirebbe a capire a pieno la sua particolarissima struttura gusto-olfattiva. Questo whisky possiede un finissimo equilibrio tra i sentori tannici e astringenti di legno nobile tipici dei whisky venerandi, gli inconfondibili effluvi torbati dei malti di Islay in una vena particolarmente eterea, e delle note burrose e maltate spruzzate da granelli di sale e tocchi di umami (torna la salamoia). Poi frutta tropicale e affumicatura, ananas grigliato e polpa di frutti tropicali come mango e papaya. C’è un ulteriore tocco di umami che ricorda i saponi e i profumi orientali, tipo il legno di sandalo.
Tenendolo nel bicchiere evolve, il naso si fa meno elegante lasciando spazio al burro fuso, e in bocca cominciano a dominare le note torbate più erbacee e olivastre. Il finale è sempre lungo, strutturato su tutti questi sentori che si combinano e affastellano in una persistenza davvero caratteristica…

…ma il tutto è molto, molto, rarefatto. Nonostante la gradazione del 47%, il whisky sembra lontano: a ogni sorso bisogna impegnarsi e concentrarsi per riportarlo sulla terra, alla presenza del nostro palato. Ovviamente, non è concepito per essere una bevuta facile e immediata, ma anche con grande profusione di sforzo i sentori più complessi potrebbero risultare alieni (il sandalo per esempio) e molto, troppo, diversi dal classico stile di Big Peat. Del resto il costo e la rarità ne fanno inoltre un whisky difficile da catalogare e da consigliare, ma non per questo dovremmo frenare la nostra curiosità.
Dato che ancora si trova qualche campione in giro, si tratta sicuramente di una di quelle esperienze da fare almeno una volta nella vita. Magari nel giorno più ben augurale dell’anno, durante il quale la febbrile attesa per il futuro si mischia alla nostalgia per il passato, e talvolta si cerca un’esperienza gustativa fuori da qualunque aspettativa. Non mangiate troppo però, altrimenti potreste avere le papille gustative troppo sature per apprezzarlo al meglio! Al contrario, ma forse solo per i più audaci, mi sembra invece un ottimo “aperitivo” per aprire la celebrazione festiva.

Altri imbottigliamenti da Douglas Laing nel blog:
Big Peat 10yo
Big Peat Christmas Edition 2020
Old Particular The Christimas Edition 2005
Scalliwag
Timorous Beastie 12yo

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