Irlanda Jameson

Jameson 18 Years

Recensione del 18 anni di un classico whiskey irlandese, Jameson.
Jameson 18 Year Old

Provenienza: Cork (Irlanda)
Tipologia: Blended Irish Whiskey
Gradazione: 40%
Botti di invecchiamento: Ex bourbon, ex sherry oloroso, ex bourbon first fill
Filtrato a freddo:
Colorazione aggiuntiva:
Proprietà: Pernod Ricard
Prezzo indicativo: € 180,00
Sito web ufficiale: https://www.jamesonwhiskey.com/
Valutazione: 83/100

Inutile dirlo, Jameson è un vero e proprio caposaldo della distilleria irlandese.
Creato a Dublino nel 1780 (ma ora la produzione si è spostata a Cork), Jameson è ormai da più di un secolo diffuso in tutto il mondo con vendite elevatissime e tali da farlo diventare sinonimo di Irish Whiskey.
L’espressione diciottenne è da sempre l’apice del marchio: si tratta di un blend di due single malt da tripla distillazione in pot-still e di un single grain, invecchiati in una combinazione di botti europee e americane ex bourbon ed ex sherry, e poi riuniti per tre anni in botti ex bourbon di primo passaggio. Nel tempo però, Jameson ha proposto il Bow Street come imbottigliamento top di gamma e una limited reserve del 18 base uscita nel 2009.
Quello che recensiamo è invece il 18 standard, imbottigliato al 40% di alcol dopo filtrazione e colorazione.

Alla vista si presenta di un intenso color caramello, fulgido e brillante.
Il naso è ricco di note dolci e speziate: miele e legno nobile, poi burro, banana, toffee, ma anche note più leggiadre di sidro di mele, coriandolo, e buccia di arancia.
L’impatto olfattivo è importante e invitante, ma purtroppo in bocca risulta meno convincente: è tutto molto pulito e perfetto, morbido, suadente, ma poco impattante per una bottiglia di tale levatura. Oltre al ritorno di burro, banana, spezie del legno, si trova qualche nota di sherry, e un tocco di cuoio, ma sembra sempre mancare la sostanza. Questo è chiaramente il marchio di fabbrica della tripla distillazione, ma in questo caso il risultato è inusitatamente leggero e alcolico come se fosse un prodotto ben più giovane, gravato (si fa per dire) dalle aspettative di un olfatto ricco e sovrabbondante.
Le attese vengono disattese anche nel finale legnoso e dolciastro al contempo: asciuga la lingua e lascia un leggero retrogusto dolce-amaro, che invita sì a bere, ma non lascia alcun ricordo memorabile. La glass note è però impressionante, con tutti i sentori olfattivi nominati che vengono ri-esaltati in un vero e proprio concerto sinfonico di lunghissima durata. Se solo avvenisse anche al palato…

Si tratta dunque di una bottiglia importante che sembra però, come spesso succede in queste versioni, pensata più per rispondere alle esigenze gustative del pubblico mainstream che per esprimere un carattere preciso del marchio. C’è di tutto in ampie dosi, ma al palato manca quel nerbo capace di renderlo unico e inconfondibile, cosa che invece non succede col possente Bow Street imbottigliato a forza di botte.
Non mancherà di soddisfare i più, ma al confronto con altre bottiglie dello stesso pregio (e costo) perde sul terreno dell’esperienza davvero premium. Al confronto, risulta sicuramente più interessante la Limited Reserve 2009, dato che viene venduta a poco più della metà del prezzo di questa vecchia edizione standard.


Le recensioni degli altri:
CigarsLover
The Whiskey Jug (inglese)

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