Giappone Matsui

The Matsui The Peated

Recensione del The Matsui The Peated.
The Matsui The Peated

Provenienza: Giappone
Tipologia: Single Malt Japanese Whisky
Gradazione: 48%
Botti di invecchiamento: Quercia bianca
Filtrato a freddo: Non dichiarato
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Matsui Shuzo
Prezzo: € 148,50 su WhiskyItaly
Sito web ufficiale: https://matsuiwhisky.com/
Valutazione: 71/100

Fondata nel 1914, la Matsui si occupa da sempre di sake e shochu.
Nel 2016, proprio durante il boom dei distillati giapponesi e della sparizione delle bottiglie con annata dichiarata di Nikka e altri produttori famosi, Matsui presentò improvvisamente un intrigante 18 anni sotto l’etichetta Kurayoshi. La cosa ha insospettito più o meno tutti, e alla fine pare che Matsui importi whisky dalla Scozia, probabilmente già invecchiato, e che solo l’imbottigliamento avvenga in loco con una piccola aggiunta di distillato locale per poter rientrare nel fascino del brand “Made in Nippon”.
Del resto anche la prima etichetta del Kurayoshi copiava spudoratamente il celebre Yamazaki di Suntory, mentre queste etichette della linea The Matsui, dedicate alle icone artistiche giapponesi, sono tipicamente pensate per un pubblico estero.
Se vi interessa questa polemica, trovate più informazioni in questo articolo di Whisky Richard, e a pagina 16 di Whisky Rising di Steven Van Eycken, la bibbia dei whisky giapponesi pubblicata nel 2017.

Ora sembra che Matsui abbia effettivamente creato una nuova distilleria in quel di Tottori, con annessa campagna di marketing sull’ambiente incontaminato del Monte Daisen e dell’influsso marino del Mar del Giappone.
Per il momento mi limito ad assaggiare questo The Peated che, stando al sito web, sarebbe “distillato nell’ambiente naturale di Tottori, invecchiato in botti di quercia bianca e portato a gradazione con l’acqua di fonte del monte Daisen.” A parte la fuffa di marketing, l’informazione importante è che questo whisky farebbe effettivamente parte della nuova produzione NAS iniziata nel 2017… ovvero che avrebbe un invecchiamento di nemmeno due anni visto che è uscito sul mercato nel 2019.
Non si capisce peraltro se le botti siano vergini o usate, tostate o meno.
Mah.

Alla vista appare chiaramente non colorato dato il giallo paglierino.
Io non credo affatto che sia interamente distillato a Tottori, ma in effetti il naso è giovane: risalta subito una nota di cereale, poi un po’ di fumosità e una leggera mineralità. La torba è però minima, quasi fredda, più da cenere che da spinta fenolica. Qualche erba aromatica, qualche gelatina di agrumi, ma per il resto solo parecchia vaniglia e un sentore quasi plasticoso.
In bocca cambia decisamente tono e prende più carattere: si sente il fenolico, si sente una decisa verticalità minerale, e parecchie note erbacee interessanti come rosmarino e citronella.
Il finale è medio di pepe bianco, zenzero, e nuovamente torba, abbastanza sapida e cinerea.

Mi trovo francamente in difficoltà a giudicare questo whisky.
Se l’avessi degustato alla cieca probabilmente gli avrei dato un buon voto, perlomeno se avessi dovuto decidere principalmente in base al gusto (come del resto è successo a recenti eventi internazionali a San Francisco e Tokyo che hanno premiato altre etichette della Matsui, per non parlare della recensione di Whisky Advocate che trovate in calce all’articolo, dove viene messo al 19° posto delle migliori uscite del 2019).
Per me di certo non vale i circa 100 € che chiedono per la bottiglia.


Le recensioni degli altri:
The Rotgut Review (inglese)
Whisky Advocate (inglese)

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