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Puni Alba

Recensione del Puni Alba, il primo whisky italiano.

Provenienza: Trentino Alto Adige (Italia)
Tipologia: Italian Malt Whisky
Gradazione: 43,0%
Botti di invecchiamento: Ex Marsala ed Ex Islay
Filtrato a freddo: No.
Colorazione aggiuntiva: No.
Proprietà: Puni (famiglia Ebensperger).
Prezzo medio: € 65,00
Sito web ufficiale: https://b2c.punitalia.com/it/
Valutazione: 7 1/2

Non di solo scotch si vive, e se oltre alla Scozia i primi paesi produttori di whisky a venire in mente sono Stati Uniti e Irlanda, esiste una lunga serie di paesi che distillano i propri whisky, a volte anche da luoghi inaspettati.
Sebbene il primato di notorietà spetti ai tre stati produttori più diffusi, altre realtà si sono costruite nel tempo una fama di tutto rispetto, con riconoscimenti alla qualità dei propri distillati: etichette famigliari ormai a molti come Kavalan, Armorik, Amrut e Santis si sono ricavate un posto fisso nell’olimpo dei whisky, e altre continuano ad aggiungersene (presto anche dalla Cina, grazie a Pernod Ricard).

E anche in Italia da qualche anno abbiamo il nostro whisky, grazie a Puni che fin dal 2015 produce di anno in anno nuovi imbottigliamenti, apprezzati anche in contesti internazionali.
Situata in Alta Val Venosta, nel cuore delle Alpi, Puni è una distilleria che gode di una posizione davvero unica e privilegiata, scelta proprio per le caratteristiche che ricordano quelle delle Highlands del nord (tanto che gli alambicchi usati sono stati realizzati proprio in Scozia).
I loro whisky nascono da una miscela di malto d’orzo, frumento e segale, e i loro primi imbottigliamenti di whisky ufficiale (ovvero invecchiati almeno 3 anni, in precedenza avevano distribuito un’acquavite di 2 anni, l’Opus I) sono stati il Puni Nova e questo Puni Alba. Ogni anno viene distribuita una nuova etichetta dall’invecchiamento crescente (sebbene non dichiarato ufficialmente), mentre alcune botti sono al momento a riposare in ex bunker della Seconda Guerra Mondiale per produrre whisky dall’invecchiamento più importante.
Non mi è dato conoscere il batch di questo sample, essendo stato dato in omaggio al Whisky Revolution Festival del 2018.

Il colore è di un bell’ambra chiara, molto delicato.
Al naso si percepisce subito una leggera fumosità torbata, segno che le botti di Islay non sono solo di passaggio, accompagnata da decise note dolci e vinose, ovviamente marsalate. Frutta gialla, con un pizzico di pepe. L’olfatto non è particolarmente complesso, ma piacevole: la gioventù si sente tutta.
Al palato l’alcol pizzica leggermente, e la fumosità della torba viene subito sovrastata dalla netta influenza del Marsala: tanto vino, tanta arancia, assieme a frutta candita, spezie (ancora pepe, con chiodi di garofano) e, dopo un po’ di attesa, ritorno della torba erbacea con un pizzico di mineralità. Il profilo in bocca è più interessante di quello olfattivo, con una maggiore varietà anche se resta non particolarmente stratificato, con l’aspetto vinoso che la fa da padrone. Ma per un 3 anni è già un risultato notevole.
Finale marsalato (molto) con un tocco di agrumi, non molto lungo e secco.

Per essere la prima espressione prodotta, e per la sua estrema giovinezza, il risultato finale è davvero notevole: ci sono whisky dall’invecchiamento maggiore che risultano ben più sempliciotti di questo. Non lo metterei in cima a una lista di acquisti (anche perché il prezzo è decisamente eccessivo, pur se comprensibile), ma è sicuramente da provare.

Le recensioni degli altri:
Il bevitore raffinato
Whisky Facile
Distiller (inglese)

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