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Glendalough 13yo Mizunara Oak Finish

Recensione del Glendalough 13yo Mizunara Oak Finish.

Provenienza: Wicklow, Glendalough Valley (Irlanda)
Tipologia: Single Malt Irish Whiskey
Gradazione: 46%
Botti di invecchiamento: 12 anni in ex-bourbon, 1 anno in mizunara nuove
Filtrato a freddo: Non indicato
Colorazione aggiuntiva: Non indicato
Proprietà: Glendalough Distillery
Prezzo medio: € 80
Sito web ufficiale: https://www.glendaloughdistillery.com/project/whiskey-13-year-old-single-malt
Valutazione: 92/100

Ritorno al blog dopo un periodo di pausa con quella che spero sia una chicca interessante: un Irish whiskey finito in botti di quercia giapponese. E che Irish! Questo Glendalough è stato nominato nientepopodimeno che World Best Irish Whiskey ai The Spirits Awards del 2017.
Nata ufficialmente nel 2011, Glendalough è stata la prima distilleria artigianale irlandese a dedicarsi con uno spirito innovativo alla tradizionale produzione isolana di alcolici. Purtroppo non ho avuto modo di bere il vecchio 13 anni tutto in ex-bourbon, ma le recensioni dell’epoca non furono particolarmente spettacolari. Invece, questa nuova versione che conclude l’ultimo anno in botti mizunara è l’attuale celebratissimo top di gamma, nonché uno dei più impressionanti whiskey irlandesi da me mai bevuti.

Confido che non ci sia troppo bisogno di rinfrescarvi la memoria sulla diversità produttiva degli Irish whiskey rispetto agli scotch (o meglio, faccio affidamento sul fatto che Google vi sia amico) e vado immediatamente a descrivervi questo elevato rampollo dell’Isola Verde.
Distillato tre volte in un tradizionale pot still irlandese, questo whiskey è composto però al 100% da orzo maltato, cosa alquanto inusuale dato che per antiche ragioni (ovviamente di tasse) i whiskey irlandesi sono fatti a partire da un mix di orzi maltati e non. Insomma, oltre alle botti rare di quercia giapponese, Glendalough ha cercato di far risorgere anche un’antica ricetta ormai abbandonata da parecchi secoli.
Ma queste botti invece? Be’, oltre a essere rara e costosa per il suo secolare ciclo vitale, la quercia giapponese ha delle particolari caratteristiche: è molto delicata, umida, porosa, e si può usare solo vergine, quindi cede tanti lattoni e vanilline che arricchiscono i distillati ivi contenuti di particolari note di cocco e frutta esotica che vanno adeguatamente integrati nella trama alcolica.
Vediamo un po’ cosa succede quando questo tredicenne irlandese incontra queste preziose botti di mizunara che la Glendalough si fa realizzare su richiesta da uno storico produttore dell’Hokkaido (e che risolutezza, è davvero difficile sottrarle ai distillatori giapponesi, sopratutto in questo momento di boom produttivo!).

Alla vista offre un bel colore dorato con qualche riflesso ambrato. Come indicato in scheda, non ci sono indicazioni su possibili filtrazione a freddo e colorazione aggiunta, ma personalmente penso siano entrambi assenti (e vari altri recensori hanno avuto la stessa impressione).
Al naso inizia con forti toni vanigliati, mielati, e di frutti esotici, ma dopo un po’ di areazione rivela una complessa costruzione di oli essenziali di agrumi, zagara, bergamotto, e in fondo anche una caratteristica punta odorosa, difficile però da identificare con precisione, ma più o meno ricadente tra resina e sandalo. E siamo già ben soddisfatti a livello di aspettative!
Ma è in bocca che risulta davvero particolare. Sul web riportano un po’ ovunque che il guru Jim Murray abbia detto di questo whiskey che offre “la più lunga nota di cioccolato al latte nella storia degli Irish Whiskey.” Io che non ne sono un amante fortunatamente non l’ho sentita così netta (oltre al fatto che non sono riuscito a trovare la citazione originale, e quindi ne sono naturalmente sospetto). Per quanto mi riguarda, su una già di per sé notevole base tostata di frutta secca, ho percepito una serie di vertiginose traiettorie gustative nel ritorno degli agrumi, del floreale, e del balsamico presenti al naso, a cui si aggiungono intriganti note speziate di cocco, mandorla, un tratto quasi fumoso di incenso, e la comparsa finale di un intenso sentore di fava di cacao avvolta dal miele. Ecco, forse questo godurioso tratto finale è quello che altri definiscono cioccolato al latte. Per me però è ben distinto in due momenti: uno più secco e tostato, l’altro più morbido e avvolgente. Alla fine comunque risulta una bevuta davvero unica.

Attenzione però, non è un prodotto facile: sia per il prezzo, sia per la complessa struttura palatale, è un whiskey che richiede attenzione e voglia di sperimentare, perché davvero concede poco ai più distratti.
Bevitore avvisato, mezzo salvato!


Le recensioni degli altri:
Malt Review (inglese)
Potstilled (inglese)

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