Cragganmore Speyside

Cragganmore The Distillers Edition 2004

Recensione della Distillers Edition del Cragganmore, imbottigliata nel 2016.

Provenienza: Speyside (Scozia)
Tipologia: Single Malt Scotch Whisky
Gradazione: 40%
Botti di invecchiamento: Ex Bourbon, ex Porto
Filtrato a freddo: Sì.
Colorazione aggiuntiva: Sì.
Proprietà: Diageo
Prezzo medio: € 65,00
Sito web ufficiale: https://www.malts.com/en-row/distilleries/cragganmore/
Valutazione: 71/100

Quando si ha a che fare con un colosso come Diageo, ci si può aspettare un po’ di tutto con i whisky provenienti dalle sue 30 e passa distillerie: d’altronde, se non se ne intendono loro di marketing…
E tra le tante iniziative per dare una scossa al suo ricco portafoglio (e svuotare quello degli appassionati), verso la fine degli anni ’90 decise di introdurre la Distillers Edition: un’edizione speciale per ognuna delle sei distillerie principali (i cosiddetti Classic Malts) con affinamento in botti che abbiano contenuto precedentemente vino pregiato.

Da allora la DE ha incluso altre etichette oltre alle sei classiche (Lagavulin, Talisker, Oban, Cragganmore, Dalwhinnie e Glenkinchie), che più o meno regolarmente vedono questa edizione rilasciata ogni anno in autunno.
Un’altra caratteristica di questa linea speciale è quella di porre l’accento sull’anno della distillazione e non dell’imbottigliamento, con gli anni passati in botte variabili di edizione in edizione.
In particolare, quella oggetto di recensione è una bottiglia di Cragganmore con un whisky distillato nel 2004 e imbottigliato nel 2016, dunque un 12 anni come l’etichetta del core range.

Consueto color oro intenso (e fasullo) di Cragganmore, da segnalare invece l’etichetta, barocca eppur elegante.
L’olfatto viene accarezzato da una pacata dolcezza, di frutta rossa e un pizzico di uvetta, quasi una nota sherried che si affianca a quella del Porto. Non molto complesso ma penetrante.
In bocca trionfa la frutta come al naso (nel dettaglio, ciliegia, lamponi, un pizzico di mela e ancora uvetta), la cui dolcezza risulta però più secca e con un vibrato amarognolo. Una nota pepata si aggiunge alla compagnia, che risulta nel complesso un po’ scomposta e disomogenea: l’eleganza del Cragganmore 12 pare arruffata da questa finitura (imprecisata nel tempo) in Porto, che a mio parere non dona al whisky (almeno in questa annata).
Finale medio, secco e dolce.

Avevo molte aspettative per questa espressione, e ammetto di esserne stato molto deluso: non è una pessima bevuta, ma mi ha lasciato decisamente insoddisfatto.
Difficile peraltro trovare opinioni online non solo su questa bottiglia, ma su tutta la Distillers Edition di Cragganmore, che come distilleria pare proprio non interessi (purtroppo) ai più.

Gli altri imbottigliamenti nel blog:
Cragganmore 12yo

Le recensioni degli altri:
Il bevitore raffinato (edizione 1998)
Distiller (inglese)

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