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Wild Turkey Rare Breed

Recensione di un bourbon a grado pieno, il Wild Turkey Rare Breed.

Provenienza: Kentucky (USA)
Tipologia: Kentucky Straight Bourbon Whiskey
Gradazione: 54,1%
Botti di invecchiamento: Vergini americane
Filtrato a freddo: Sì.
Colorazione aggiuntiva: No.
Proprietà: Campari Group.
Prezzo medio: € 45,00
Sito web ufficiale: https://wildturkeybourbon.com/
Recensione: 8

Non di sola Scozia si vive, e siccome siamo personcine aperte a ogni esperienza (più o meno), dopo l’Italia deviamo ancora dalla perfida Albione per farci un giro nelle ex-colonie, andandoci a bere un whiskey (mi raccomando, con la e) uscito da quelle botti in cui poi ci invecchiano il nostro amato Scotch.
Fondata nel 1855, la distilleria Wild Turkey è un marchio americano al 100%… non fosse che la proprietà è italiana, ma questo agli yankee non lo diciamo che magari poi Trump se la prende.

In realtà è dal 1980 che la distilleria è in mani europee, e nel 2000 subì un gravissimo incendio che ridusse in fumo oltre 17.000 barili, provocando una catastrofe ambientale a causa del whiskey che mandò a fuoco il bosco circostante e contaminò l’acqua del fiume vicino. Acquistata poco dopo da parte del Campari Group, la produzione del whiskey venne continuata prima in Indiana e poi in Arkansas, per tornare alla sede originale (e nuova distilleria) undici anni dopo. E non si può non pensare al recente incendio che ha colpito la Jim Beam, sempre in Kentucky, i cui danni all’ambiente sono stati fortunatamente contenuti.
Nel 2016, Matthew McConaughey è divenuto direttore creativo della distilleria, portando a un notevole rilancio del marchio e creando, l’anno scorso, il suo primo imbottigliamento, il Longbranch.

Questo, come tutti i bourbon di Wild Turkey, è frutto di una composizione di segale, mais e orzo maltato, vatting di varie annate tra i 6 e i 12 anni, uno dei più vecchi barrel proof prodotti (fin dal 1991). Gradazione e confezione sono cambiati nel tempo, quella in oggetto è una bottiglia antecedente al 2015.
Un bel colore ramato ci accoglie nel bicchiere, assieme all’alcol che punge da subito le narici. Superata la barriera alcolica (non così spessa, tutto sommato), arrivano i sentori dolci e pungenti del distillato: vaniglia, mais, arancia candita, pepe… un profilo caldo e seducente, che lasciato respirare bilancia meglio la propria dolcezza.
Al palato, si viene inondati da burro e caramello, con una pastosità molto morbida. Il morso alcolico c’è ma spinge il lato speziato, mentre a lasciarlo respirare si percepisce ancora la vaniglia, quella del tabacco da pipa. Ancora frutta candita, in un profilo che mescola adeguatamente dolce e pepato.
Il finale è lungo, di pepe e caramello.

Passare dagli Scotch al Bourbon può non essere facile, alcuni dei sentori possono richiamare quelli cui si è abituati, ma la presenza di segale e mais virano il tutto in direzioni molto diverse.
Un bicchiere calorosamente dolce, quasi invernale, che potrebbe conquistarvi.

Le recensioni degli altri:
Il bevitore raffinato (altro batch)
Sipp’n Corn (inglese)
Whiskey Reviews (inglese)

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