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Dare una scossa allo Speyside

I progetti dei fratelli Singh per Tormore
Adattamento di un articolo di Tom Bruce-Gardyne per Whisky Invest Direct

Se cercate “Tormore” sul sito web di Whisky Exchange, questa viene descritta come una distilleria che “langue nell’anonimato”.
Sono elencate solo due espressioni di questo single malt dello Speyside, entrambe di 10 anni: una proviene dall’imbottigliatore indipendente Watt Whisky, mentre l’altra è stata creata dall’allora proprietario di Tormore, Long John Distilleries, quarant’anni fa, con una confezione che grida “anni ’80!”, e non in senso positivo.

Le cose stanno per cambiare. Come riferito anche da noi pochi giorni fa, Sukhinder e Rajbir Singh, che hanno fondato e gestiscono Whisky Exchange, hanno annunciato di aver acquistato Tormore per una somma non rivelata da Pernod Ricard. La distilleria entrerà a far parte della Elixir Distillers dei due fratelli e si unirà alla distilleria Portintruan che stanno attualmente costruendo su Islay.

Si tratta di un accordo interno con Pernod, che recupererà parte di quanto speso per l’acquisto di Whisky Exchange lo scorso settembre, e forse era stato tutto già deciso, chi lo sa? “Una volta concluso l’accordo con Pernod”, racconta Sukhinder a proposito della vendita dell’Exchange, “ho proposto loro la cosa dicendo: ’Questa è la nostra visione, questo è ciò che vorremmo fare. Mi piacerebbe davvero avere una distilleria dello Speyside.’”.

Pernod ne aveva undici tra cui scegliere, anche se ovviamente Sukhinder non era così illuso da immaginare che gli sarebbero state offerte Aberlour o Glenlivet, ma accettare di prendere Tormore è una mossa curiosa sotto alcuni aspetti. Per cominciare, le dimensioni: il suo whisky sarà anche anonimo, ma la distilleria è tutt’altro.

Se si attraversa lo Speyside lungo la A95, la distilleria si staglia su una curva: il suo design sontuoso, vagamente neoclassico, realizzato dall’architetto Sir Albert Richardson nel 1959, proclama come nient’altro la suprema fiducia dell’industria nel dopoguerra.

Ma, come riconosce Sukhinder, c’è sempre stato qualcosa di ironico in Tormore, con la sua ciminiera a forma di bottiglia, il suo orologio che suonava “Heilan’ laddie” tra le altre melodie, e le siepi a forma di alambicchi nel giardino.

Dietro la facciata, i suoi otto alambicchi pompano circa 4,5 milioni di litri all’anno di cui tutto, tranne una piccolissima parte, finisce nei blend. “Questo è probabilmente ciò che mi entusiasma più di ogni altra cosa”, dice Sukhinder. “Sarà un nuovo inizio perché poche persone conoscono il whisky, quindi non ci sono pregiudizi né aspettative.”
“Abbiamo il compito di costruire il marchio da zero”, ammette. “Useremo tutti i 4,5 milioni di litri? Probabilmente no, di certo continuerà la fornitura verso terzi, ma non potranno imbottigliarlo come single malt”. Elixir Distillers sembra quindi destinata a entrare nel mondo del “big whisky” fornendo botti per i grandi blend.

Questo non è certo un percorso tipico per un distillatore in fase di avviamento, il cui piano aziendale di solito ruota attorno alla creazione di un marchio di gin per almeno tre anni, fino all’arrivo del whisky da vendere come single malt indipendente. Detto questo, se c’è qualcuno che può riuscirci, probabilmente sono i fratelli Singh.

Alla domanda sul perché Pernod non abbia mai fatto di più con Tormore, Sukhinder risponde: “Finisce sempre così: per il reparto vendite è impensabile gestire oltre un certo numero di marchi. Se Diageo cercasse di lanciare tutte le oltre 25 etichette di whisky che possiede e di ricostruirne il nome una per una, credo che sarebbe un compito impossibile.¨

E già solo per questo motivo, potrebbe rivelarsi la cosa migliore mai accaduta a Tormore. D aun punto di vista architettonico ha da subito avuto molto da dire, ma come whisky il suo silenzio è stato assordante. Per quanto riguarda il personale, “naturalmente ci piacerebbe molto che rimanessero tutti”, dice Sukhinder.

Un tempo i blender potevano contare sul fatto che i distillatori si scambiassero le botti per mantenere le loro ricette e la loro coerenza, ma le cose, afferma, sono cambiate. “Pernod è molto intelligente: ha adattato molti dei suoi blend per renderli autosufficienti. E le ricette sono più guidate dallo stile che dalla distilleria. È fruttato… è erbaceo… è affumicato? Sono questi i parametri su cui lavorano i blender.”

Commentando l’accordo, l’amministratore delegato di Pernod, Alexandre Ricard, ha dichiarato: “Siamo lieti di consegnare Tormore a Sukhinder e Rajbir, due amici e imprenditori veramente creativi, e non vediamo l’ora di trovare nuovi modi per collaborare in futuro.” Ha sottolineato come la sua azienda stia investendo 88 milioni di sterline per incrementare la produzione di whisky di malto per 14 milioni di litri – 10 milioni nella distilleria di Miltonduff e il resto in quella di Aberlour.

Tuttavia, viene da chiedersi se il gigante francese delle bevande potrà pentirsi della decisione se il mercato indiano dello scotch esploderà, se e quando le tariffe di importazione saranno ridotte, e ogni magazzino in Scozia verrà svuotato di whisky. “Sono sicuro che sappiano quello che fanno¨, dice Sukhinder.

Una volta che Elixir Spirits avrà conosciuto la sua nuova distilleria e i suoi nuovi dipendenti, si prevede di ristrutturare Tormore e creare un centro visitatori, e a quel punto i giorni dell’anonimato sembrerebbero essere contati.

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