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Inghilterra Notizie sul whisky

Il futuro del whisky inglese

Anche l'Inghilterra sente il bisogno di un disciplinare per il whisky
Adattamento di un articolo di Lauren Eads per Master of Malt

La produzione di whisky inglese può essere fatta risalire al 1800, con lo storico Alfred Barnard che nel 1887 pubblicò il Whisky Distilleries of the United Kingdom, dove elencava quattro distillerie di whisky inglesi (insieme a 129 scozzesi e 29 irlandesi): Bankhall e Vauxhall a Liverpool, la distilleria di Bristol e la Lea Valley Distillery a Londra. Ma quando Lea Valley chiuse i battenti nel 1903, il whisky inglese finì nel dimenticatoio per 100 anni. I primi segni della sua rinascita sono emersi (lentamente) nel 2003 con l’apertura della distilleria Hicks & Healey in Cornovaglia, anche se non ha rilasciato il suo primo whisky fino al 2011. L’onore di riaprire le danze del whisky inglese dopo 100 anni è andato alla distilleria St George nel Norfolk, alias la English Whisky Company, nel 2010, a quattro anni dall’apertura.

Quasi vent’anni dopo, ci sono ora 33 distillerie in Inghilterra che producono e distribuiscono alcolici, secondo la mappa del whisky inglese della Cooper King Distillery. È ancora una categoria in pieno sviluppo, ma con grandi ambizioni. “Fino a poco tempo fa il whisky inglese era poco conosciuto al di fuori degli appassionati alle singole distillerie”, spiega Tagore Ramoutar, co-fondatore di The Oxford Artisan Distillery. “Ma con l’aumento del numero di distillerie e dei premi assegnati, questo sta cambiando. Il whisky inglese sta diventando più visibile e i sostenitori stanno crescendo”.

Ora che il whisky inglese è tornato in piedi, si può iniziare a parlare di definizione legale. Attualmente, il whisky inglese è conforme ai regolamenti generici dell’UE per il “whisky o whiskey”, che affermano come debba essere maturato per almeno tre anni in botti di legno di 700 litri o meno, imbottigliato a una gradazione minima del 40% e non possa essere né dolcificato né aromatizzato, a parte il semplice caramello per colorare. È un quadro semplice che, pur essendo utile, non è geograficamente specifico. La English Whisky Guild (EWG), formata nel 2021, spera di cambiare le cose, e ha recentemente presentato una domanda per definire legalmente una IG (indicazione geografica) per il whisky inglese. ”Attualmente non c’è nulla che impedisca al whisky prodotto in altre parti del mondo di essere chiamato English Whisky”, afferma Andrew Nelstrop, proprietario di The English Whisky Co. “Quindici anni fa questo non aveva importanza perché eravamo solo agli inizi, ma ora c’è un’intera industria il cui nome è a rischio, quindi è sensato cercare di proteggere la reputazione dei nostri prodotti, assicurando che solo quelli che fanno whisky in Inghilterra possano etichettarlo come tale”.

Se concessa, l’IG proposta formalizzerà uno standard per il “whisky inglese”, con l’obiettivo di fissare le regole di base sulla produzione geografica, le materie prime e la maturazione. Attualmente, l’EWG ha 16 membri (e quindi rappresenta circa la metà delle distillerie di whisky inglese), anche se una lista completa dei membri non è ancora stata resa pubblica, cosa che cambierà quando il gruppo avrà tenuto il suo primo meeting generale alla fine di aprile. Per ora, i membri noti che hanno parlato pubblicamente dei piani includono la Copper Rivet Distillery, Oxford Artisan Distillery, English Whisky Company e Cotswold Distillery. A grandi linee, la domanda dell’EWG propone che qualsiasi bottiglia etichettata come “whisky inglese” debba essere conforme alle seguenti regole:

  • Avere almeno una gradazione del 40%
  • Essere realizzato usando cereali provenienti dal Regno Unito, con tutta la produzione, inclusi wort e new-make, che abbia luogo in Inghilterra, così come tutto l’invecchiamento.
  • Essere maturato in botti di legno, non necessariamente di quercia, per almeno tre anni.
  • I single malt inglesi devono essere distillati almeno due volte in un alambicco di rame.

La proposta è attualmente in fase di revisione da parte del Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali del Regno Unito (DEFRA), e il gruppo si aspetta una risposta nei prossimi mesi. “L’IG per il whisky inglese fa tre cose: dà ai nuovi produttori un quadro di riferimento per aiutarli a modellare la loro produzione futura – se desiderano far parte della categoria English Whisky; dà ai produttori esistenti fiducia sulla parità di condizioni negli standard e nella qualità all’interno della categoria”, spiega Stephen Russell, fondatore della Copper Rivet Distillery e uno dei quattro amministratori registrati nel consiglio dell’EWG. “Dà anche ai consumatori un’idea chiara degli standard di qualità del whisky inglese, il che non è mai una brutta cosa”.

Comprensibilmente, le regole si concentrano sul garantire la provenienza delle materie prime e la produzione geografica di un whisky, fornendo una linea di base per la qualità, pur mantenendo la possibilità di innovare. “Non avendo una vera e propria storia in Inghilterra, e avendo una visione condivisa per creare una categoria interessante, innovativa e di alta qualità, i produttori hanno offerto contributi che rappresentano le migliori pratiche ed esperienze da tutto il mondo”, spiega Russell parlando di come l’EWG sia arrivato alla prima bozza. Il requisito di usare botti di quercia non è assoluto, come per lo Scotch, ed è in linea con le regole del whisky irlandese e giapponese. Le botti di quercia rimangono il gold standard e sono ampiamente utilizzate, ma c’è il potenziale per sperimentare alternative, come l’acero o il ciliegio, mentre un periodo di invecchiamento minimo di tre anni in botte corrisponde ai whisky scozzesi, irlandesi e giapponesi. “Le nuove regole sono ancora in forma di bozza, quindi è un po’ presto per commentare il loro probabile risultato, ma mentre ovviamente devono seguire un formato che è compreso e riconosciuto in tutto il mondo (per esempio un single malt – dovrebbe essere prodotto in una singola distilleria da orzo maltato), come industria abbiamo lavorato duramente per garantire che le regole della bozza consentano l’innovazione pur mantenendo la reputazione del whisky inglese”, aggiunge Nelstrop.

Mentre alcuni produttori seguono la strada del single malt usando metodi simili a quelli dello Scotch – stili abbastanza tradizionali – ce ne sono altri che producono whisky di segale, in particolare The Oxford Artisan Distillery. Mentre all’inizio di quest’anno Copper Rivet ha presentato il suo terzo whisky Masthouse – Grain Pot & Column Distilled – prodotto sia con alambicchi pot still che a colonna. “A differenza della Scozia, che è divisa in regioni dando l’idea che tutti i whisky dello Speyside o di Isaly siano simili tra loro, i produttori inglesi hanno evitato questa rigida distinzione perché è chiaro come ogni distilleria abbia un proprio stile di whisky” afferma Nelstrop. “Sì, facciamo il whisky allo stesso modo degli altri produttori, ma i nostri alambicchi hanno una forma diversa, il nostro lievito è diverso, i nostri tempi di produzione sono diversi e probabilmente, cosa più importante, il nostro clima è diverso. Tutte queste differenze rendono i nostri prodotti unici per la nostra distilleria e i whisky risultanti sono single malt inglesi di livello mondiale”.

Il 2022 potrebbe essere un anno di svolta per il whisky inglese? Molto bolle in pentola, e Russell è ottimista. “Quando abbiamo iniziato il progetto, la gente ci chiedeva perché stessimo producendo whisky in Inghilterra, come se fosse una cosa piuttosto eccentrica da fare (e forse lo era davvero). Ora se ne vede sempre di più in giro, insieme ad altri whisky da nuove parti del mondo, la qualità è molto buona così come il gusto… e nessuno fa più quella domanda”.

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