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A. D. Rattray Highland Park Imbottigliatori indipendenti Isole Orcadi Scozia Whisky dai 50 ai 100 euro

Cask Orkney 18yo

Recensione di un imbottigliamento da distilleria "ignota" di A. D. Rattray

Provenienza: Isole Orcadi (Scozia)
Tipologia: Single Malt Scotch Whisky
Gradazione: 46 %
Botti di invecchiamento: Ex bourbon
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: A. D. Rattray Ltd.
Prezzo: € 92,25 su Spirit Italia
Sito web ufficiale: www.adrattray.com
Valutazione: 88/100

Con il whisky di oggi introduciamo nel blog un nuovo imbottigliatore indipendente: A. D. Rattray. Nuovo su queste pagine ma non nel panorama internazionale, se si considera che la fondazione dell’azienda da parte di Andrew Dewar Rattray risale addirittura al 1868. All’inizio i ricavi provenivano dall’importazione di vini francesi, liquori italiani e olio d’oliva, ma con il tempo, superando crisi di non lieve entità, A. D. Rattray, guidata oggi da Stanley Walker Morrison, ha saputo affermarsi anche nel campo del whisky. Il suo ventaglio di proposte attuali è diviso, come spesso accade, in serie differenti e si segnala per una qualità media piuttosto alta.
La serie Cask of Scotland cui appartiene il whisky odierno, è composta da rilasci limitati provenienti da distillerie non dichiarate e nasce con l’intenzione di catturare, e di restituire al bevitore, una sorta di profilo esemplare dei single malt di ogni regione. Finora sono usciti un Cask Speyside 12yo Sherry Finish, un Cask Speyside 10yo, un Cask Islay, un Cask Islay Bourbon Edition Cask Strenght e un Cask Orkney 18yo. È quest’ultimo che versiamo nel bicchiere.
Quando si parla di Isole Orcadi non è mai troppo difficile intuire quale sia la distilleria di provenienza: ci limitiamo a suggerire che il suo nome inizia per acca. Maturazione in ex bourbon, colore naturale, nessuna filtrazione a freddo, 46% ABV. Ci sono tutti i presupposti per una bevuta di livello.
Grazie a Lamberto, il “candyman del biodinamico”, per il generoso sample, direttamente dallo stand di Beija-Flor del recente Roma Whisky Festival.

Note di degustazione

Il colore ricorda molto da vicino quello del tè verde.
E sarà un caso (o una suggestione del tutto personale), ma la prima sensazione, al naso, è proprio di tè verde, con tocchi di anice e di radice di liquirizia. Almeno nella prima parte dell’esame olfattivo, l’impressione generale, invero piuttosto affascinante, è quella che si ricava da una passeggiata nel bosco mentre piove: erba bagnata, terra umida e un vago sentore di resina di pino (o di pino proprio). Nel tempo emergono un ricordo di albicocca disidratata e di uva bianca, con una speziatura di chiodi di garofano, legati insieme da un filo di fumo leggero leggero. Dopo parecchi minuti si impone un insieme di fragranze composito e radicalmente diverso: una nota di pera acerba e una di zest di bergamotto, ma anche sentori riconducibili allo zucchero a velo e ai biscotti al burro.
In bocca la musica almeno in parte cambia: rimangono la pera e i biscotti al burro, ma tende a prendere il sopravvento una nota agrumata davvero importante di arancia gialla con un filo di fumo, sempre esile, nelle retrovie. Un ricordo di torta paradiso ci fa tornare indietro di qualche anno alla parte migliore della nostra infanzia, mentre un tocco di zenzero apre le porte a un finale decisamente lungo in cui, accanto alla mela Granny Smith, troviamo un fumo appena più intenso, che rappresenta l’autentico marchio di fabbrica della misteriosa distilleria.

Un whisky sofisticato che rifugge sistematicamente la banalità, pensato per bevitori scafati, disposti a rischiare, che, fra l’altro, è commercializzato in Italia a un prezzo irripetibile per una bottiglia di questo calibro.

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