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Maker's Mark USA Whisky da 0 a 50 euro

Maker’s Mark

Recensione di un bourbon molto popolare in patria.

Provenienza: Kentucky (USA)
Tipologia: Kentucky Straight Bourbon
Gradazione: 45%
Botti di invecchiamento: Vergini americane tostate
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Beam Suntory
Prezzo: € 26,80 su Aquavitae
Sito web ufficiale: www.makersmark.com 
Valutazione: 83/100

Apparso molte volte in film e telefilm americani, il Maker’s Mark è uno di quei classici bourbon che a noi italiani forse dice poco, ma che in patria conosce ampia fama.
Con sede a Loretto nella patria del bourbon, il Kentucky, la distilleria nasce come Burks Distillery nel 1889 per volontà di George R. Burks, e viene acquisita nel 1953 da T. William “Bill” Samuels Sr. iniziando la produzione l’anno successivo sotto il nome attuale, e con la tipica colata di cera rossa sul tappo.
Cera che vuole dare un tono di eleganza ed esclusività alla bottiglia, tanto che tra gli anni ‘60 e ‘70 lo slogan pubblicitario era “Ha un sapore prezioso… e lo è”, lanciando il bourbon nell’empireo dei whiskey più popolari in patria.
Ed è negli anni ‘80 che inizia il balletto dei passaggi di proprietà, prima Hiram Walker & Sons, poi Allied Domecq a sua volta successivamente acquisita da Pernod Ricard con la contemporanea cessione del marchio, nel 2005, a Fortune Brands, che in seguito divide la propria attività passando la produzione del whiskey a Suntory sei anni più tardi.
La famiglia Samuels è sempre restata a supervisionare la produzione, decidendo nel 2013 di abbassare il contenuto alcolico del bourbon per sopperire alla mancanza di materie prime, passando dal 45% al 42%, ritenendo che non ci sarebbe stata alcuna differenza a livello gustativo.
Il mercato non fu decisamente d’accordo, e fecero marcia indietro nel giro di poche settimane, anche se tutt’ora esiste una produzione a bassa gradazione per alcune parti del mondo.

Il cuore di Maker’s Mark non è la consueta segale ma un mix di grano invernale rosso (16%), orzo maltato (14%) e mais (70%), con questa ricetta scelta in modo peculiare: Samuels al tempo non aveva la pazienza di attendere la maturazione delle varie combinazioni per decidere quale fosse la migliore, e fece quindi realizzare del pane da ogni ricetta, valutando quella senza segale come la più riuscita.
Circa sei anni di invecchiamento per questa versione, definita small batch (che per una produzione ad ampia scala non significa granché), con i barili fatti ruotare dalle parte alta a quella bassa del deposito per compensare le differenze di temperatura durante la maturazione. Affiancata da un’edizione a grado pieno, una al 47% (chiamata 46, tanto per fare un po’ di confusione), una Private Selection ed edizioni limitate annuali con affinamenti in botti diverse.

Note di degustazione

Rame nel bicchiere.
Al naso è morbido e speziato, con noce moscata su sciroppo d’acero, caramello, strudel di mele, mostarda, miele. Dolce ma non troppo, piuttosto suadente. Inizialmente si avverte una lieve nota metallica, che svanisce in breve tempo.
Al palato si presenta piuttosto leggero, con un bel pizzicore dato dall’alcol su un profilo speziato (cannella e noce moscata) e meno compiacente, con melassa, caramello e vaniglia uniti a una consistente nota di frutta secca e anice. Zucchero di canna.
Finale non particolarmente lungo e speziato di vaniglia, mela cotta, mostarda.

Un insieme di sapori non banali ma che mancano di incisività, sa offrire sensazioni personali ma è come se non le portasse fino in fondo, lasciandole in superficie. Come bourbon dal prezzo “popolare”, comunque, si staglia di sicuro rispetto alla media.

Un’altra prospettiva:
Il Bevitore Raffinato

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