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Danimarca EtOH Whisky dai 50 ai 100 euro

EtOH Call of Excise Duty

Recensione di un distillato dalla maturazione accelerata a simulare quella del whisky.

Provenienza: Danimarca
Tipologia: Spirit
Gradazione: 43%
Legni di invecchiamento: Ex porto ed ex brandy
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: EtOH
Prezzo indicativo: € 60,00 
Sito web ufficiale: etoh.dk
Valutazione: 81/100

È noto più o meno a tutti come in alcune zone del mondo come Israele, India o Taiwan, la maturazione del whisky avvenga in modo più rapido rispetto alla Scozia, a causa dell’ambiente in cui vengono lasciate a riposare le botti, molto più caldo di quello del nord Europa.
Il rapporto non è ovviamente preciso, dati i numerosi fattori in gioco, ma approssimativamente, si può dire che un anno di invecchiamento nei paesi tropicali corrisponda a tre passati in Scozia, motivo per cui i whisky provenienti da quelle zone non presentano praticamente mai un’età dichiarata, proprio per non creare confusione nei consumatori.
Ma che succede quando si decide di portare agli estremi questo processo di maturazione, puntando a creare un distillato con le caratteristiche organolettiche di un whisky nel giro di pochi giorni?
Succede che nel 2017 nasce EtOH, un’azienda con sede a Copenhagen fondata da Tobias Emil Jensen, che decide di mettere a frutto i propri studi nel campo della chimica avvalendosi di ricercatori esterni e dando vita a uno spirito con le caratteristiche di maturazione tipiche del whisky (ma non definibile come tale per la giovinezza) in pochi giorni.
I dettagli non sono ovviamente noti, ma la procedura per sommi capi prevede il trattamento del new make (procurato dalla Scozia) in un reattore di loro creazione, chiamato Jensen, in cui vengono aggiunte delle doghe recuperate da botti usate, mentre pezzi delle stesse botti vengono ridotti in trucioli e riposti in una bara a ultrasuoni. L’uso tra gli altri di alte temperature, ultrasuoni e catalizzatori acidi inorganici accelera il processo di estrazione dei componenti dal legno per unirli al distillato, al punto da ottenere in pochi giorni uno spirito in tutto e per tutto simile al whisky.
O almeno così dicono loro: potete approfondire qui (in inglese, non in danese).

E veniamo a questa bottiglia, che mi è stata inviata per l’assaggio direttamente dalla distilleria, che nasce da orzo maltato che per metà ha passato tre anni in botti “spente”, invecchiato per sette giorni con legni provenienti da botti ex porto (60%) e botti ex brandy borgogna (40%).
La bottiglia fa parte della linea Classics, che vuole riprodurre gli stili appunto classici del whisky, affiancando la linea Novels in cui si azzardano accostamenti di sapori e aromi.
Ho a disposizione anche il new make di partenza di questa bottiglia, così da poter fare un confronto.
E assaggiamolo, questo whisky che non è un whisky!

Note di degustazione

Al naso si apre piuttosto vinoso e con un’accentuata nota alcolica, su cui si innestano sentori di uvetta, prugne secche, pera, marzapane e una spiccata essenza citrica assieme a succo d’arancia bionda. In lunghezza si fa più morbido, appaiono miele, un tocco di pesca e una leggera nota cerosa. Instabile ma gradevole.
In bocca esordisce con una lieve pepatura su un corpo leggerino di frutti rossi, prugne, mela cotta, arancia candita, miele e cioccolato, con una dose di liquirizia dolce che si esprime in lunghezza. Fondo di cuoio e legno tostato.
Finale piuttosto breve e astringente, di uvetta, mandorle, liquirizia.
Il new make, alla gradazione del 61%, presenta note vivaci di frutta gialla e secca.

Quando si approccia qualcosa di così atipico, bisogna mantenere la mente aperta: non si può valutarlo come un whisky, ma il confronto è inevitabile. E devo dire che ne esce bene.
Se fosse un whisky, avrebbe le caratteristiche di un malto giovane, non molto raffinato, che a un naso disordinato abbina un palato più compatto pur nella sua semplicità. Il new make di partenza appare già ben connotato di suo (Speyside forse?), e quelle botti dichiarate come spente ho idea non lo fossero poi troppo, ma il lavoro dei legni è ben presente e stupefacente considerando le tempistiche così rapide.
Ben più di una curiosità da provare.

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