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Flóki Islanda

Flóki Sheep Dung Smoked Reserve

Recensione del primo single malt islandese dalle caratteristiche... peculiari!

Provenienza: Islanda
Tipologia: Icelandic Single Malt
Gradazione: 47%
Botti di invecchiamento: Vergini americane
Filtrato a freddo: No
Colorazione aggiuntiva: No
Proprietà: Eimverk Distillery
Prezzo: € 63,00 su Spirit Italia
Sito web ufficiale: flokiwhisky.is
Valutazione: 84/100

Da tempo ormai in tutta Europa stanno fiorendo distillerie che si cimentano nella produzione di whisky, e una delle nazioni forse più inattese per ospitarne una è l’Islanda.
Fondata nel 2009 e a conduzione strettamente famigliare, la Eimverk Distillery produce gin e brennivin, tipica acquavite del luogo, e da qualche tempo anche il proprio whisky, Flóki: orzo 100% locale, in un clima e terreno non esattamente ospitali (ai piedi di un vulcano) ma che proprio per questo consentono una coltivazione priva di pesticidi e più naturale.
Il nome deriva da uno dei primi esploratori delle terre islandesi, Hrafna-Flóki.

Single cask, imbottigliato nel formato da 50cl e invecchiato per poco più di un anno (da cui la dicitura Young Malt e non whisky), le cui botti vengono poi usate per produrre i whisky effettivi della distilleria.
Del young malt esistono diverse versioni tra cui questa affumicata, dove al posto della torba come si usa in Scozia viene bruciato sterco di pecora essiccato…
Ringrazio Giorgia di Compagnia dei Caraibi per la gentile bottiglia.

Ambra intenso nel bicchiere.
Viste le caratteristiche, ci si avvicina con il naso con una certa cautela, ma quanto ti accoglie è soprattutto l’ovvia giovinezza di questo malto, con un intenso aroma di cereali tostati, fieno, miele, banana molto matura, caramello. Resina. Speziato e carichissimo, di fumo qui nemmeno l’ombra.
Curiosamente, al palato la prima impressione è quella da Pocket Coffee, un espresso al cioccolato zuccheroso con una spinta speziata ai chiodi di garofano. La tostatura del caffè è un segno molto evidente (che forse le pecore ne abbiano bevuto tanto?), e accompagna piacevolmente una calda bevuta con composta umida e pastosa di cereali, caramello salato, frutta matura (banana, pere) e zenzero a fette. L’alcol è ben integrato ma presente.
Finale abbastanza lungo e speziato, di caramello salato, legno, cereali, fieno.

Esperimento davvero interessante, da prendere ovviamente per quello che è non avendo l’invecchiamento necessario per donargli sfumature e complessità particolari, ma il lavoro c’è e si sente, e promette molto bene.
La nota di colore sulla cacca di pecora bruciata sarà soprattutto marketing, ma funziona.

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