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Blended scozzesi Chivas Regal Scozia

Chivas Regal 12yo

Recensione del Chivas Regal 12yo, diffusissimo whisky per tutte le tasche.

Provenienza: Scozia
Tipologia: Blended Scotch Whisky
Gradazione: 40%
Botti di invecchiamento: Ex bourbon
Filtrato a freddo:
Colorazione aggiuntiva:
Proprietà: Pernod Ricard
Prezzo indicativo: € 20,00
Sito web ufficiale: www.chivas.com
Valutazione: 60/100

Ogni tanto ci piace trattare anche i whisky in genere snobbati dagli appassionati perché troppo basici, ma che magari sono stati il punto di partenza per tanti grazie alla facile accessibilità, nel gusto quanto nel portafogli.
E proprio il Chivas Regal, vuoi per il nome vuoi per l’etichetta (potere del branding!), evoca nei consumatori un elevato standard qualitativo, finendo nel carrello della spesa quando si è invitati a cena a casa altrui e si vuole fare un po’ gli sboroni senza spendere troppo (tipo così).

Ma la storia alle spalle di questo whisky da quattro soldi (letteralmente) non è da meno di tanti altri, partendo dai fratelli Chivas e dalla loro bottega, che iniziarono a produrre il blend nella seconda metà dell’ottocento, per venire incontro a una clientela che chiedeva whisky più morbidi e delicati rispetto a quelli venduti nel loro negozio.
Arrivarono quindi il Royal Glen Dee, il Royal Strathythan e, all’inizio del novecento, il Chivas Regal.
Quest’ultimo acquisisce l’indicazione dei 12 anni di invecchiamento dopo la Seconda Guerra Mondiale, in quella che fu di sicuro un’ottima mossa di marketing (che funziona tuttora), scegliendo di apporre un’età dichiarata a un blend (che normalmente ne risulta privo) in modo da conferirgli una certa importanza.
Se poi considerate che divenne la “bevanda ufficiale” di Sinatra e del suo Rat Pack, l’impatto sull’immaginario collettivo è servito.

Blend di whisky di malto e cereali (in buona parte provenienti dalla distilleria Strathisla), si presenta di color ramato, ovviamente di origine artificiale, per evocare un invecchiamento importante.
Al naso tanto cereale, vaniglia, caramello e una punta di frutta secca, con una netta nota acidula che scompare con un po’ di pazienza: complessivamente dolce, ma non proprio gradevolissimo.
In bocca le cose migliorano, rimane il profilo biscottoso e dolce, più morbido che all’olfatto, accompagnato sempre da frutta secca e vaniglia con un’aggiunta di prugne e miele, assieme a una certa secchezza di fondo. Semplice, lineare, pulitino.
Il finale è breve, secco, di prugne e frutta secca, vagamente acidulo come l’olfatto iniziale.

Fatto chiaramente per essere innocuo e non turbare chi se lo trova nel bicchiere, riesce nel proprio obbiettivo senza metterci niente di più, anzi, forse qualcosina di meno: quell’acidulo che ho percepito al naso e poi nel finale rovina una bevuta altrimenti gradevole.

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