Whisky News

La distillazione del whisky nel post-Coronavirus

Come cambierà il whisky al termine della pandemia?

Un articolo di Zak Kostro per conto di Whisky Advocate

Imbottigliamento alla distilleria Heaven Hill / © Whisky Advocate

Il COVID-19 ha colpito duramente l’industria del whisky, obbligando le distillerie di ogni dimensione ad adottare i protocolli di distanziamento e altre misure di prevenzione. Gli effetti del virus si sentono in tutto il mondo, dalla Scozia al Kentucky, e molte delle distillerie più grandi affermano che, pur avendo sospeso la produzione o spostandola su quella di igienizzanti, la fornitura del whisky non verrà interrotta, e gli appassionati potranno ancora trovare le proprie bottiglie preferite in vendita. Ma altre, specie quelle più piccole, mettono in risalto i problemi che le aspettano.

In Scozia molte distillerie sono ancora operative, con nuove metodologie di lavoro, seguendo le indicazioni della Scotch Whisky Association. “Le aziende applicano tutte le ultime linee guida governative per chi lavora nella produzione e nella catena operativa, applicando rigidi protocolli di distanziamento sociale e misure igieniche aggiuntive,” ha specificato l’associazione in una dichiarazione. “Tutti i dipendenti che possano lavorare da casa lo stanno facendo.” In più, l’associazione ha impostato un portale online per collegare le distillerie con le organizzazioni che necessitino di igienizzanti per le mani o etanolo per produrli.

Per il momento, comunque, alcune delle distillerie maggiori hanno diminuito l’operatività, inclusa la Chivas Brothers (proprietà della Pernod Ricard, che possiede 14 distillerie in Scozia) con la chiusura di alcune sedi non specificate, mentre altre distillerie hanno confermato lo stop all’operatività, comprese Glenmorangie e Ardbeg. “La nostra risposta al COVID-19 è iniziata con l’introduzione di nuove misure di sicurezza e distanziamento sociale,” afferma il co-Presidente e CEO di Glenmorangie Thomas Moradpour. “Col progredire della situazione, abbiamo deciso di chiudere temporaneamente le distillerie e gli impianti di imbottigliamento, fin quando non potremo lavorare in sicurezza e in linea con le indicazioni governative.” Moradpour non ipotizza una data, ma aggiunge come la chiusura non impatterà sulla disponibilità dei loro whisky.

Ma una chiusura a lungo termine potrebbe avere un impatto significativo per la catena produttiva, secondo la SWA. “Le aziende agricole inglesi ed europee hanno appena seminato l’orzo per il raccolto che avverrà più avanti, aspettandosi che la domanda non verrà intaccata,” come detto da un rappresentante della SWA. “Se si ferma la fornitura di cereali, ci saranno implicazioni importanti al momento del raccolto, con magazzini pieni e inutilizzati.”

LA RISPOSTA DECISA DEL BOURBON

Negli USA, le maggiori distillerie di whiskey in buona parte continuano a operare ininterrottamente, sebbene con nuove misure di sicurezza e distanziamento sociale. Molte hanno dedicato la propria produzione all’etanolo per gli igienizzanti per le mani, come Heaven Hill, Jim Beam e Jack Daniel’s, oltre a molte distillerie artigianali.

In Kentucky, la Heaven Hill ha implementato i protocolli di distanziamento sociale, aumentato le misure di sanificazione e distribuito mascherine per il viso, seguendo le linee guida federali, statali e del personale sanitario, come afferma il mastro distillatore Conor O’Driscoll. “In termini di produzione di whiskey americano, noi continuiamo come sempre con queste nuove misure di salute e sicurezza,” aggiunge. “In effetti, abbiamo aumentato i volumi per produrre igienizzanti per le mani,” con operatività massiccia nella sede di Bardstown, oltre che in quella dedicata alla vodka di Deep Eddy in Texas e la distilleria Black Velvet a Lethbridge, in Canada.

O’Driscoll rassicura i fan di Heaven Hill che il loro whiskey non rischia di finire. “Quello del distillato è stato dichiarato un settore essenziale in Kentucky,” fa notare. “È vitale per mantenere la continuità occupazionale e produttiva, nostra e del settore. Mentre continuiamo a tenere d’occhio la catena produttiva, ci siamo trovati con un record nelle spedizioni nelle ultime settimane.” Heaven Hill è abbastanza fiduciosa da muoversi verso un’espansione del proprio Bourbon Heritage Center a Bardstown, oltre a progettare un nuovo magazzino per le botti e aggiornare la propria linea di imbottigliamento. “Il nostro settore ha affrontato diversi tempi difficili” negli anni, aggiunge O’Driscoll. “Non vogliamo fare ipotesi sulle condizioni future di questa situazione, ma se rimangono simili a quelle presenti durante la pandemia, noi resteremo stabili.”

Alcune distillerie americane hanno sospeso le attività, come Four Roses il 20 marzo, mentre la Brown-Forman aveva chiuso temporaneamente la produzione di botti nell’impianto di Louisville dopo che due dipendenti erano risultati positivi al COVID-19. La produzione è ripresa il 13 aprile, dopo aver sanificato la struttura e verificato la salute degli altri dipendenti “basandosi sulle linee guida fornite dal dipartimento di sanità,” ha dichiarato Elizabeth Conway, rappresentante della Brown-Forman.

La distilleria di Jack Daniel’s della Brown-Forman a Lynchburg, in Tennessee, ha continuato la produzione implementando tutte le linee guida del Centro per il Controllo e Prevenzione della Malattie. “Inoltre, la nostra squadra ha implementato turni e pause per creare maggior distanziamento tra loro,” afferma il vice-presidente e general manager della distilleria Larry Combs, aggiungendo che la distilleria “opera con grande efficienza, quindi possiamo attivare il distanziamento sociale e tutte le altre misure sanitarie senza impattare sull’operatività.” Inoltre, grazie alla recente espansione, la distilleria è stata in grado di aggiungere la produzione di etanolo per gli igienizzanti per le mani senza impattare sulla produzione normale del whiskey. “Con i passi che abbiamo intrapreso, e grazie alla resilienza e impegno dei nostri dipendenti, non c’è stato alcun impatto sulle forniture future,” afferma Combs. “Abbiamo scorte sufficienti per oggi, e continueremo a produrre Jack Daniel’s per il futuro.”

FUTURO INCERTO PER LE ARTIGIANALI

Mentre le distillerie più grandi prevedono un impatto limitato del COVID-19, non si può dire lo stesso per i migliaia di produttori artigianali degli Stati Uniti. Un’indagine del 23 marzo su oltre 150 distillerie realizzata dalla American Craft Spirits Association (ACSA) ha mostrato come, senza robusti aiuti dallo stato federale, due terzi di queste dovranno chiudere nel giro di tre mesi. Buona parte di queste distillerie hanno già chiuso le tasting room e ridotto o mandato in ferie il proprio personale, con altre che affermano dovranno fare lo stesso nelle prossime settimane, anche tenendo accesi gli alambicchi per produrre igienizzanti.

Infatti, molte piccole distillerie hanno aumentato la produzione in risposta alla crisi, ma è dedicata “direttamente agli igienizzanti per le mani invece che al proprio catalogo,” spiega la CEO della ACSA Margie Lehrman. Nuovi dati mostrano come le vendite siano scese del 85%. “I piccoli distillatori artigianali, con un volume produttivo nemmeno lontanamente paragonabile ai grossi calibri,” spesso si affidano molto “alle vendite dirette in distilleria,” aggiunge Lehrman. “Quando tagli il flusso di cassa con la chiusura delle tasting room, che succede? Hai bisogno che la tua linea produttiva possa andare all’esterno.”

La Hotaling & Co., che produce il whiskey Old Potrero, ha interrotto la produzione nella distilleria di San Francisco il 17 marzo. “Nonostante questo fermo, i nostri whiskey continuano a invecchiare nelle botti, e aspettiamo che le vendite previste per quest’anno… vengano rimandate per un po’,” afferma il presidente e CEO della Hotaling & Co., Dan Leese. Il programma del single cask Old Potrero è temporaneamente sospeso per il fermo negli imbottigliamenti, e ovviamente nessun new make viene messo in botte. “Progettiamo di aumentare la produzione per rimediare al tempo perso non appena potremo riaprire la distilleria,” aggiunge Leese.

Anche la Westland Distillery ha messo in pausa la produzione dall’inizio di marzo, quando la pandemia ha colpito Seattle. “Per ora non riempiamo i barili di whiskey,” spiega il co-fondatore e direttore operativo Matt Hofmann. “La nostra intera capacità produttiva di new make è stata dirottata nel realizzare igienizzanti per le mani,” che Westland fornisce gratuitamente a operatori sanitari e pazienti. “Il secondo, grande cambiamento sta nell’imbottigliamento del whiskey,” aggiunge Hofmann. “O, più precisamente, nella scelta del numero di bottiglie e uscite, dato che buona parte delle previsioni di vendita sono finite nel cestino.”

Inoltre, spostare la produzione sugli igienizzanti ha portato nuove sfide per i fornitori di Westland. “Durante l’anno, usiamo diverse ricette per i whiskey che produciamo, compreso malto tostato, varietà singole di orzo” e altro ancora, spiega Hofmann. “Tutto questo segue un calendario che abbiamo determinato in buona parte prima dell’anno nuovo, quindi cambiarlo al volo significa spostare diversi fattori, e le decisioni di acquisto vengono fatte molto più sul momento.”

Ci sono anche potenziali ramificazioni sulla disponibilità stessa del whiskey. “Potremmo trovarci davanti a una scarsa disponibilità di scorte per il blending tra 4/6 anni, quando il whiskey del 2020 inizierà a essere incorporato nelle bottiglie,” spiega Hofmann, facendo presente come Westland abbia perso “circa l’equivalente di un mese” di produzione, con un altro mese o due previsti per lo spostamento sugli igienizzanti. “Stiamo cercando di mantenere l’equilibrio così da non trovarci a sacrificare nessuna delle nostre tipologie di whiskey in futuro,” aggiunge. “Per fortuna avremo qualche anno per capire come affrontare il problema.”

Non è tutto nero tra le distillerie artigianali. A Newport in Kentucky, la New Riff Distilling sta seminando durante questa crisi, adattando i protocolli di produzione, imbottigliamento e spedizione per rispettare i nuovi standard di sicurezza. “A qualunque dipendente che non sia direttamente coinvolto nella distillazione non è concesso entrare nella zona di distillazione,” spiega il co-fondatore e proprietario Ken Lewis, aggiungendo che la linea di imbottigliamento ha ridotto la propria velocità e il numero di dipendenti coinvolti. La distilleria ha anche dirottato circa un quarto della propria produzione, prendendola equamente da quella per i propri whiskey e quelli realizzati conto terzi, per produrre igienizzanti per le mani a disposizione di pronto soccorso, ospedali e agenzie sanitarie in tutta la zona della Greater Cincinnati. “Lavoriamo sempre a pieno regime, quindi alla fine perderemo parte dei guadagni delle produzioni per l’esterno, e tra quattro o cinque anni ci verrà a mancare qualche centinaio di barili, a seconda di quanto andrà avanti questa situazione,” spiega Lewis. “Ma è davvero un piccolo prezzo da pagare per l’opportunità di salvare la nostra comunità. E siamo più che disposti a farlo.”

Per come la vede Hofmann, praticamente “tutte le aziende ovunque” si troveranno ad affrontare sfide eccezionali nei prossimi 18 mesi. Ma c’è anche un altro aspetto da considerare. “Se c’è una cosa positiva che ho visto durante la pandemia, è che sembra esserci un senso più forte di comunità a livello locale e nazionale,” afferma. “Vedo molte persone unirsi per superare gli ostacoli, immaginare nuove soluzioni e rimboccarsi le maniche per diverse iniziative. Con gli affari che rallenteranno a livello globale, ci auguriamo che questa solidarietà porti nel frattempo a qualche progresso su altri fronti.”


Il link all’articolo originale: Whisky Advocate

I diritti del pezzo originale di cui abbiamo realizzato la traduzione e le immagini sono proprietà dei rispettivi intestatari.

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